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b) Scienza e potere

Posted by Selene Verri su gennaio 13, 2008

Politiche paralleleOne may obtain power in SF by means of science – as in the phantasmated dreams and nightmares of nuclear warfare, the conquest of planets by robots, or genetic manipulation – and one may acquire science by means of power – technological and military systems, galactic expansion determining scientific expansion, and so forth. SF seems to be the sphere where power is capable of expanding to utmost degrees; it is also the field where it can collapse dramatically under its own contradictions.[1]

Anche Isaac Asimov, con la sua trilogia della Fondazione, era stato in qualche modo profetico: il primo dei tre romanzi del ciclo era stato pubblicato sulla rivista di Campbell ben prima della catastrofe nucleare giapponese del ’45, ma già immaginava un futuro in cui il potere fosse prerogativa di chi era in possesso della tecnologia più avanzata, e in particolare di una tecnologia di tipo nucleare.

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4. Lo “stato degli scienziati” – a) Filosofi e scienziati

Posted by Selene Verri su gennaio 6, 2008

Politiche paralleleLo “stato degli scienziati” è, nella letteratura fantascientifica americana, fondamentalmente un altro tipo di stato capitalista, per quanto l’equazione in sé non appaia (e, di fatto, non sia) automatica. Negli Stati Uniti, si prolunga nel ventesimo secolo la grande illusione positivista che in Europa era crollata alla fine del diciannovesimo. Il positivismo vedeva nella scienza e nella tecnologia da un lato, e nel liberismo dall’altro, la soluzione dei problemi dell’umanità. Dunque, anche in questo caso, uno stato che non ha bisogno di Stato, un governo che può essere gestito tranquillamente da governanti non di professione[1]. E, paradossalmente, nell’impeto utopistico-progressista scientista, un governo di tipo conservatore, come dimostra ad esempio (se n’è già accennato nel paragrafo precedente) il ciclo della Fondazione di Asimov:

(…) science and technology are (…) presented as beneficial and critical forces in Asimov’s Foundation trilogy (…). Asimov’s psychohistory is designed not to bring about a different, better world, but to preserve the already existing society from external threats. (…) The possibility of real change and the reality of history are denied through the Spenglerian cyclical model of history and through the return to a future in which the ethics and economics of capitalism have been maintained. And this colonization of our future is not simply Asimov’s reponse to the threat of Fascism, but also to the threat of alternative social structures – the “Communist menace” – insofar as psychohistory can be understood as Asimov’s answer to dialectical materialism.[2]

Naturalmente, nella realtà non è mai esistito uno stato che si possa dire propriamente governato dagli scienziati. Ma, da un certo momento in avanti, la scienza ha iniziato a plasmare la politica in una maniera e con un peso assolutamente sconosciuti in precedenza. Una svolta che la fantascienza prevedeva e attendeva da tempo. Al punto che per qualcuno era addirittura inevitabile.

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c) Regine senza regno

Posted by Selene Verri su dicembre 30, 2007

Politiche paralleleRibelli che aspettano, ribelli che perdono o ribelli che vincono una vittoria solo provvisoria. Ribelli maschi. Questi personaggi che rappresentano la resistenza contro il conformismo capitalista presentano, conformisticamente, tutti la stessa caratteristica: il sesso maschile. Perfino la Le Guin, che, in The Dispossessed, dipinge ella stessa una sorta di distopia consumistica nella descrizione di Urras, immagina come protagonista un uomo: Shevek. Un personaggio che pure è rivoluzionario dal punto di vista narrativo: non più il visitatore dell’utopia o il ribelle della distopia ma, genialmente, il ribelle della sua utopia di provenienza e il visitatore della distopia da lui stesso pesantemente criticata. Ma pur sempre maschio.

Del resto, da un lato gli scrittori che descrivono questi mondi sono per la maggior parte uomini, da un altro lato quattro delle opere prese in considerazione risalgono a ben prima del movimento femminista. Ma, soprattutto, è inevitabile che il protagonista di un universo americano massimamente conformista sia uomo, bianco e anglosassone.

Dietro tutti questi uomini ci sono però delle donne: nella maggior parte dei casi, determinanti, nel bene e nel male, nelle scelte dei loro uomini. E comunque, in tutti questi universi, alle donne sono attribuite funzioni fondamentali.

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b) Rivoluzionari senza rivoluzione

Posted by Selene Verri su dicembre 23, 2007

Politiche parallelePersonaggio caratteristico della letteratura antiutopica è il ribelle.

Laddove nella letteratura utopica classica si inseriva il viaggiatore, l’osservatore, l'”esterno” – che coincideva poi con il narratore -, insomma, qualcuno che non solo descrivesse l’isola felice, ma che ne decantasse le doti e che si rammaricava di esserne escluso, nella letteratura antiutopica è sempre presente un personaggio che funge da occhio critico della società di cui fa parte, e nella quale non si sente a suo agio. Alla figura di chi vorrebbe, ma spesso non può, integrarsi nel sogno, si contrappone, nell’utopia negativa, la figura di chi vorrebbe, ma spesso non può, sfuggire all’incubo.

Per quanto riguarda la distopia capitalistica, però, la questione si fa più complessa: proprio perché gli apparati statali non hanno più se non una funzione accessoria, l’illusione è quella di vivere in uno stato di assoluta libertà, quasi di anarchia, e quindi – come abbiamo visto – di utopia nel migliore dei significati possibili del termine.

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3. Capitalismi – a) Stati senza Stato

Posted by Selene Verri su dicembre 16, 2007

Politiche paralleleMa l’anarchia non è l’unico tipo di stato senza uno Stato. In molte distopie (e anche in qualche utopia, come quella heinleiniana), il mondo appare governato esclusivamente dalla logica di mercato, dal capitalismo più sfrenato e liberalizzato. In alcune di queste opere, però, questa estrema libertà non fa che nascondere un’altra forma di totalitarismo.

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d) Trouble on Triton: un'”ambigua eterotopia”

Posted by Selene Verri su dicembre 9, 2007

Politiche paralleleDonna Glee Williams osserva:

There have rarely been two books so closely related, so superficially similar, and so different in thrust as Robert Heinlein’s The Moon Is a Harsh Mistress and Ursula K. Le Guin’s The Dispossessed.[1]

Senz’altro vero. In modo diverso, si potrebbe tuttavia fare un’osservazione simile confrontando il testo della Le Guin e Trouble on Triton di Samuel R. Delany: di sicuro, è difficile trovare due romanzi che siano in modo così palese e così consapevole l’uno la risposta – e il superamento – dell’altro, tanto da esserlo perfino il sottotitolo.

Le tre opere, strettamente collegate, non sono però legate da un rapporto di tipo hegeliano: se The Dispossessed è in qualche modo l’antitesi della tesi heinleiniana, non si può tuttavia considerare Triton (titolo originale dell’opera, diventata Trouble on Triton solo in un secondo tempo) la sintesi dei due testi precedenti. Al contrario, Delany supera ulteriormente i limiti, anche quelli che erano stati lasciati dalla Le Guin.

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Un nomade tra i nomadi

Posted by Selene Verri su novembre 17, 2007

Quest’articolo è la versione italiana dell’intervista a Lino Aldani apparsa sul numero 74 della rivista francese Lunatique. L’ho postato anche sul blog Il Leggio.

Lunatique 74

La casa di Lino Aldani non ha nulla delle scomode baracche in cui sopravvivono i suoi personaggi in Quando le radici. Il cancello rosso si apre su un viale alberato che termina su una rotonda fiorita. La casa è grande per due persone, e confortevole. Ma si trova in piena campagna, lungo una strada isolata dal comune vicino a Pavia, nel nord Italia, a cui appartiene amministrativamente.Perché il decano della fantascienza italiana non concepisce più “la vita in verticale”, dice. E questo da molti, moltissimi anni. Aldani è nato qui, in questo paesino che si chiama San Cipriano Po. Era stato concepito – “impastato” dice lui – a Roma, ma i suoi genitori, che allora vivevano nella capitale, decisero di farlo nascere qui, dove trascorse i primi 40 giorni della sua vita.A Roma visse invece i suoi primi 42 anni, e ne conserva un ricordo molto affettuoso. Che cosa faceva a Roma?, gli chiedo.

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La Turchia in Europa vista da una prospettiva francese

Posted by Selene Verri su novembre 17, 2007

EuroNewsIn realtà, tutto quel che ho fatto in questo caso è stato scrivere (e, naturalmente, speakerare) l’introduzione e tradurre il dibattito. Però, siccome ci ho comunque lavorato, e siccome si parla di Turchia, ho pensato che non fosse fuori luogo inserire il video qui.

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c) The Dispossessed: un'”ambigua utopia”

Posted by Selene Verri su novembre 17, 2007

Politiche parallele

Il primo di questi presupposti è il seguente: mentre Heinlein mostra il dualismo insanabile tra individuo e massa, la Le Guin si concentra sul rapporto tra individuo e società. Mentre la massa non è una somma di individui, ma la loro degenerazione, la società scaturisce dalla collaborazione tra gli individui.

Although for both authors individual responsibility is central, for Le Guin it is centered in the faith in the possibility of an organically healthy society, while for Heinlein it is centered in the inescapable foolishness of humans acting in groups. For Le Guin, it is individual responsibility that makes true community possible. For Heinlein, it is the impossibility of community that makes self-responsibility necessary.

In the place of “tanstaafl”, the guiding principle of the Anarresti is Odo’s Analogy: a healthy society as a healthy body, with well functioning cells working together in well-functioning systems serving the benefit of the whole, all completely interdependent in literary fact.[1]

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Festa della Repubblica in Turchia fra tensioni nazionaliste e venti di guerra

Posted by Selene Verri su ottobre 29, 2007

EuroNews

Le celebrazioni per la festa della Repubblica in Turchia giungono quest’anno nel pieno di una nuova ondata nazionalista che sta assumendo contorni violenti. Il premier Recep Tayyip Erdogan ha lanciato un appello all’unità fra turchi e curdi dopo una settimana di manifestazioni degenerate talvolta in episodi come il saccheggio di un negozio, a Bursa, perché proprietà di una famiglia del Sud-Est.

A scatenare la furia nazionalista, gli attacchi ripetuti dei guerriglieri curdi del Pkk, tra cui l’uccisione, la settimana scorsa, di dodici dei soldati schierati sul confine iracheno e la cattura di altri otto. Anche oggi un militare è rimasto ucciso da una mina nella provincia di Tunceli, mentre un centinaio di militanti curdi sarebbero stati circondati dalle forze turche vicino al confine con l’Iraq.

Sarebbero fra 100 e 150 mila i soldati schierati alla frontiera, pronti a lanciare l’offensiva contro i 3-4 mila guerriglieri che si nascondono sulle montagne del Kurdistan iracheno. Altri duemila sarebbero già in Iraq. Il parlamento nei giorni scorsi ha dato il nulla osta a un’operazione al di là della frontiera, ma negoziati sono in corso per scongiurare l’eventualità. Gli Stati Uniti temono una destabilizzazione dell’unica zona pacificata dell’Iraq.

Giovedì sarà ad Ankara il segretario di Stato americano Condoleeza Rice, che parteciperà venerdì e sabato a una riunione dei paesi vicini dell’Iraq a Istanbul. Lunedì prossimo Erdogan incontrerà il presidente George Bush alla Casa Bianca.

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