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Archive for the ‘S politica internazionale’ Category

Politiche parallele: potere e scrittura nella fantascienza di lingua inglese (1945-2000)

Posted by Selene Verri su luglio 7, 2007

Mi è capitata l’altro giorno in mano la mia tesi di laurea, risalente a sei anni fa. Sfogliandola, per l’ennesima volta ho provato la frustrazione di avere fatto un lavoro egregio che solo in pochissimi sono finora riusciti a leggere. Ho la presunzione di credere che in molti di più potrebbero essere interessati a darci un’occhiata. Ho sempre pensato di doverci lavorare su  – soprattutto per sfrondarla – per farne un libro, ma il tempo manca sempre. Allora, qualche tempo fa, ho deciso di pubblicarla così com’è su Lulu.com. Ma chi approda su Lulu.com in genere sa già che cosa deve cercare, quindi come mezzo promozionale non vale un granché.

Allora ho deciso di cominciare a pubblicarla qui, periodicamente, paragrafo dopo paragrafo. Sperando che piaccia a qualcuno che abbia fretta di leggersela tutta e quindi se la ordini – o scarichi – su Lulu.com.

Politiche parallele

Introduzione

Ma che c’entra la politica con la fantascienza? 

La domanda, verrebbe da dire banalmente, sorge spontanea. Quantomeno, per tutti quei profani che identificano la fantascienza con una forma di paraletteratura fondata esclusivamente su avventure nello spazio, viaggi nel tempo e puro escapismo. E la sensazione è naturalmente ancora più intensa se si prendono in considerazione i film, che, soprattutto negli ultimi anni, di rado raggiungono una qualità tale da poter essere presi in considerazione al di là del puro scopo ludico.La pensano diversamente coloro che “vivono” la fantascienza dall’interno, coloro che la leggono, la studiano e, soprattutto, la scrivono. Ecco come la pensa, per esempio, un autore che ha firmato, da solo o in collaborazione con altri scrittori, numerosi testi fantascientifici a sfondo politico:

To speak of “political science fiction” is almost to commit a tautology, for I would argue that there is very little science fiction, perhaps that there is no good science fiction at all, that is not to some degree political.[1]

Radicale? Potrebbe sembrarlo, se, pochi paragrafi dopo, lo stesso Pohl non chiarisse così la sua asserzione:

As I see it, science fiction writers do universally use a single method in devising their stories. First they look at the world around them in all its parts. Then they take some of those parts out and throw them away and replace them with new parts of their own imagining. Then they reassemble this changed world and start it going to see how it works; and that is the background to every science fiction story I know.And every time a writer creates one of these different worlds, he or she makes a political statement, for he or she offers – deliberately or inadvertently – the readers the chance to compare his or her invented world with the real one around them.[2]

Se poi non bastasse il punto di vista “interno”, quello di chi produce fantascienza, a sostenere questa tesi, si può ricorrere a un punto di vista “esterno”, quello di chi studia la letteratura fantascientifica, e non solo. Uno dei due autori del brano seguente, Donald M. Hassler, è il direttore della rivista specializzata Extrapolation, l’altro, Clyde Wilcox, ha scritto libri di economia, religione, politica e quant’altro. E questa è la loro opinione:

The best science fiction frequently includes a sophisticated depiction of political interactions. In some cases, the politics are shown formulating policy to deal with the first contact with alien species. The government and society of civilizations from other planets are shown as a backdrop for adventure stories. Interplanetary federations debate the future of worlds while space wars rage. In other cases, politics is a central theme. This is most evident in utopian and dystopian stories and novels, but the novels of many of the greatest writers – Isaac Asimov, Robert A. Heinlein, Frank Herbert, Ursula Le Guin, and Frederik Pohl (to name but a few) – are frequently centered on political bargaining and conflict in future, sometimes alien worlds.[3]

Chiarita dunque la relazione tra fantascienza e politica, rimane però un dubbio…


[1] Frederik Pohl, “The Politics of Prophecy” in Donald M. Hassler and Clyde Wilcox (ed. by), Political Science Fiction. Columbia, University of South Carolina Press, 1997 p. 7.

Trad.: L’espressione “fantascienza politica” è quasi una tautologia, perché secondo me ci sono ben poche opere di fantascienza, forse addirittura nessuna buona opera di fantascienza, che non sia, in qualche misura, politica.

[2] Ibid., p. 8 (il corsivo è mio).

Trad.: Per quanto ne so, gli scrittori di fantascienza usano universalmente un unico metodo nel concepire le loro storie. Prima osservano il mondo che li circonda in tutte le sue parti. Poi, prendono alcune di queste parti e le buttano via, per sostituirle con nuove parti di loro invenzione. Quindi rimettono insieme questo mondo mutato e lo fanno “partire” per vedere come funziona; e questo è lo sfondo di ogni storia di fantascienza che conosco.

E ogni volta che uno scrittore o una scrittrice crea uno di questi diversi mondi, egli o ella fa una dichiarazione politica, perché egli o ella offre – deliberatamente o involontariamente – ai lettori la possibilità di confrontare il suo mondo immaginario con il mondo reale che li circonda.

[3] D. M. Hassler e C. Wilcox, “Politics, Art, Collaboration” in D. M. Hassler and C. Wilcox (ed. by), op. cit., p. 1.

Trad.: La migliore fantascienza include spesso una sofisticata descrizione di interazioni politiche. In alcuni casi, le questioni politiche vengono mostrate nella formulazione di una linea di condotta nel gestire il primo contatto con specie aliene. Il governo e la società di civiltà provenienti da altri pianeti vengono mostrati come uno sfondo per storie di avventura. Le federazioni interplanetarie dibattono il futuro dei mondi mentre infuriano guerre spaziali. In altri casi, la politica è un tema centrale. Questo è evidente in particolare nelle storie e nei romanzi utopici e distopici, ma i romanzi di molti dei maggiori scrittori – Isaac Asimov, Robert A. Heinlein, Frank Herbert, Ursula Le Guin e Frederik Pohl (per citarne solo alcuni) – sono spesso centrati su contrattazioni e conflitti politici in mondi futuri, talvolta alieni.

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Mosca minaccia: missili puntati da Kaliningrad se gli Usa faranno lo scudo antimissile

Posted by Selene Verri su luglio 5, 2007

 EuroNews

Se gli Stati Uniti insisteranno con il loro progetto di scudo antimissile, la Russia potrebbe installare una base missilistica a Kaliningrad.
 
La minaccia è stata espressa dal vicepremier russo Sergei Ivanov, dopo che le alternative proposte da Mosca alla creazione dello scudo in Europa sono state snobbate da Washington.
 
Ivanov, parlando dal Kazakistan, ha detto che se queste proposte fossero accettate la Russia non avrebbe più bisogno di prendere contromisure difensive: “Ma, naturalmente – ha continuato -, la creazione di un complesso antimissile nella Repubblica Ceca e in Polonia invaliderebbe tutte le nostre proposte e buone intenzioni. Le due cose non possono stare insieme”.
 
L’enclave di Kaliningrad si trova in una posizione strategicamente ideale per la Russia: incastrata fra Polonia e Lituania, permetterebbe a Mosca di tenere i propri missili puntati a breve distanza su una delle due installazioni previste dagli Stati Uniti per lo scudo.
 
La minaccia del bastone dopo le lusinghe della carota, insomma. Il presidente Putin nei giorni scorsi aveva proposto a George Bush di usare basi russe per il sistema che a detta di Washington servirebbe a scongiurare eventuali attacchi da parte dell’Iran.

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Gordon Brown annuncia riforme per dare più potere al parlamento

Posted by Selene Verri su luglio 4, 2007

EuroNews

Missione: riconquistare la fiducia degli elettori. Il neo premier britannico Gordon Brown ha annunciato un ambizioso piano di riforma istituzionale che prevede il trasferimento di una serie di poteri e prerogative dal governo al parlamento. Brown si è rivolto alla Camera dei Comuni per la prima volta dal passaggio di consegne con Tony Blair, a cui è succeduto mercoledì scorso: “Spero che lavorando insieme per il cambiamento in uno stato d’animo che ci porti al di là dei partiti e degli schieramenti, potremo raggiungere un accordo su un nuovo assetto costituzionale che affidi più poteri al parlamento e al popolo britannico. Ciò che propongo oggi non è e non va visto come un progetto finale di riforma costituzionale, ma come la mappa di un percorso in questo senso. Ora, questa mappa vuole indicare due direzioni fondamentali: rendere il potere più responsabile e sostenere e accrescere i diritti e le responsabilità del cittadino”.

Un’iniziativa con cui Brown spera di recuperare la fiducia persa dal governo per gli errori commessi sull’Iraq: un punto chiave della riforma consisterà infatti nell’affidare ai deputati il potere di decidere sulle questioni di guerra e pace.

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