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Archive for the ‘S donne’ Category

Le donne si stanno conquistando sempre più spazio nella letteratura

Posted by Selene Verri su novembre 11, 2008

(Available also in other languages on YouTube)

(Postato anche sul Leggio)
Questo è uno Europeans che abbiamo realizzato con il mio amico Alberto De Filippis alla Fiera del Libro di Francoforte. Le due scrittrici turche le ho intervistate io, la tedesca lui. Il testo è di un’altra collega, Fausta Chiesa. Le scrittrici sono doppiate da Anna Bressanin e me medesima.

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La Journée de la Lyonne – 1ère partie

Posted by Selene Verri su marzo 8, 2008

La Journée de la LyonnesUn épisode monstre du podcast pour le 8 mars.
Sur les femmes dans la science fiction on a déjà dit tout et le contraire de tout. Et pourtant, les Lyonnes ont trouvé encore quelque chose à dire. Même beaucoup. Au point qu’un seul pod ne suffit pas. Alors on a fait un tripod, une créature tentaculaire qui va hanter vos journées, vos nuits et vos iPods.

La première partie est déjà en ligne. On y cause d’édition et de francophonie avec Sylvie Lainé, Elisabeth Vonarburg et un troisième invité (ou invitée) très très spécial que vous allez découvrir tout au début.
Pour la suite… ben il faudra attendre. D’ailleurs, pourquoi parler des femmes dans la SF seulement le 8 mars ?

Photo : la table ronde sur les femmes aux Utopiales. De gauche à droite : J.-C. Dunyach, E. Vonarburg, A. Lorusso, L. Marley.

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c) L’utopia liberatrice

Posted by Selene Verri su febbraio 23, 2008

Politiche parallele

Quand sera brisé l’infini servage de la femme, quand elle vivra pour elle et par elle, l’homme, – jusqu’ici abominable, – lui ayant donné son renvoy, elle sera poète, elle aussi ! La femme trouvera de l’inconnu ! Ses mondes d’idées différeront-ils des nôtres ? [1]

Rimbaud, rifacendosi a certa letteratura di moda nell’Ottocento, prevede – da bravo veggente, verrebbe da dire – quello che si verificherà massicciamente nel secolo successivo: la donna immaginerà “mondi d’idee” diversi da quelli maschili. E non è difficile capire perché: il mondo maschile era quello in cui ella già viveva, ed era un mondo insoddisfacente e frustrante nel migliore dei casi, come in The Female Man; una tortura senza fine nel peggiore, come in Woman on the Edge of Time di Marge Piercy (1976).

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b) Prigioniera in utopia

Posted by Selene Verri su febbraio 16, 2008

  C’è chi negPolitiche parallelea per l’utopia quello che si è detto – in parte – della fantascienza: ossia che si tratti di un genere “maschile”[1]. E senz’altro sarebbe sbagliato non tener conto delle numerose utopie che raffigurano donne liberate, scritte molto prima del femminismo storico: un nome per tutti, quello di Charlotte Perkins Gilman  con il suo Herland (1914).Rimane il fatto, però, che l’impatto effettivo sul sociale di queste utopie non sembra avere avuto un peso tale da influire in modo determinante sull’immaginario: la donna, per lungo tempo, è sempre vista in funzione dell’uomo, fin dalla primissima delle utopie propriamente dette, quella di Tommaso Moro, come peraltro sottolinea la stessa Palusci:

Un cospicuo numero di scrittori, fin dal cinquecentesco Utopia, avevano visitato mondi più o meno ideali da contrapporre agli statuti storico-economici e religiosi del periodo a loro contemporaneo. Ma nei loro progetti utopici la donna non godeva dei benefici del paese di cuccagna perché non agiva in quanto sognatrice, bensì come puro oggetto del sogno, tanto è vero che il personaggio femminile rimaneva pur sempre “prigioniera in utopia”.[2]

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1. Le donne nella fantascienza – a) Alla conquista di un genere “maschile”

Posted by Selene Verri su febbraio 9, 2008

Politiche paralleleDel femminismo nella fantascienza si è ormai detto tutto e il contrario di tutto: di certo c’è che, fino a un determinato momento storico, le scrittrici nel genere erano poche e spesso si celavano dietro pseudonimi maschili (James Tiptree, Jr. per Alice Sheldon) o neutri (Andre Norton per Alice Mary Norton), o dietro le proprie iniziali (C.L. Moore per Christine Lucille Moore): l’editoria fantascientifica, infatti, faticava ad accogliere autrici nelle sue fila[1]. La fantascienza per lungo tempo è stato genere “maschile” anche nei contenuti: gli eroi erano tutti maschi e le eroine, se ve n’erano, erano donne bellissime e indifese che dipendevano dalla protezione dell’uomo (basti pensare alle avventure marziane immaginate da Edgar Rice Burroughs). Leggi il seguito di questo post »

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c) Regine senza regno

Posted by Selene Verri su dicembre 30, 2007

Politiche paralleleRibelli che aspettano, ribelli che perdono o ribelli che vincono una vittoria solo provvisoria. Ribelli maschi. Questi personaggi che rappresentano la resistenza contro il conformismo capitalista presentano, conformisticamente, tutti la stessa caratteristica: il sesso maschile. Perfino la Le Guin, che, in The Dispossessed, dipinge ella stessa una sorta di distopia consumistica nella descrizione di Urras, immagina come protagonista un uomo: Shevek. Un personaggio che pure è rivoluzionario dal punto di vista narrativo: non più il visitatore dell’utopia o il ribelle della distopia ma, genialmente, il ribelle della sua utopia di provenienza e il visitatore della distopia da lui stesso pesantemente criticata. Ma pur sempre maschio.

Del resto, da un lato gli scrittori che descrivono questi mondi sono per la maggior parte uomini, da un altro lato quattro delle opere prese in considerazione risalgono a ben prima del movimento femminista. Ma, soprattutto, è inevitabile che il protagonista di un universo americano massimamente conformista sia uomo, bianco e anglosassone.

Dietro tutti questi uomini ci sono però delle donne: nella maggior parte dei casi, determinanti, nel bene e nel male, nelle scelte dei loro uomini. E comunque, in tutti questi universi, alle donne sono attribuite funzioni fondamentali.

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d) Trouble on Triton: un'”ambigua eterotopia”

Posted by Selene Verri su dicembre 9, 2007

Politiche paralleleDonna Glee Williams osserva:

There have rarely been two books so closely related, so superficially similar, and so different in thrust as Robert Heinlein’s The Moon Is a Harsh Mistress and Ursula K. Le Guin’s The Dispossessed.[1]

Senz’altro vero. In modo diverso, si potrebbe tuttavia fare un’osservazione simile confrontando il testo della Le Guin e Trouble on Triton di Samuel R. Delany: di sicuro, è difficile trovare due romanzi che siano in modo così palese e così consapevole l’uno la risposta – e il superamento – dell’altro, tanto da esserlo perfino il sottotitolo.

Le tre opere, strettamente collegate, non sono però legate da un rapporto di tipo hegeliano: se The Dispossessed è in qualche modo l’antitesi della tesi heinleiniana, non si può tuttavia considerare Triton (titolo originale dell’opera, diventata Trouble on Triton solo in un secondo tempo) la sintesi dei due testi precedenti. Al contrario, Delany supera ulteriormente i limiti, anche quelli che erano stati lasciati dalla Le Guin.

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c) L’ossessione della purezza

Posted by Selene Verri su agosto 25, 2007

Politiche parallele 

E la purezza è proprio una delle ossessioni dei sistemi totalitari: purezza della razza, o purezza dell’ideologia, tutto ciò che è impuro va eliminato. Per raggiungere la totale purificazione bisogna prima raggiungere – o, all’inverso, scopo della purificazione è – la totale trasparenza:

Les utopies sont obsédées par la transparence: c’est ce que signale Dostoïevski quand il parle des «cités de cristal», ou Zamiatine lorsqu’il imagine un lieu où même les murs sont en verre, où chacun peut tout voir chez les autres. La transparence est un moyen de gouvernement, mais elle est aussi, et d’abord, l’expression symbolique la plus forte de la finalité de l’utopie: «Je suis sûr, proclame un personnage de Zamiatine, que demain, ni les hommes, ni les choses ne projetteront plus d’ombres, le soleil traversera tout» (…).[1]

Del resto, la trasparenza, l’assenza o la massima riduzione della privacy è necessaria per tenere tutto sotto controllo, per non farsi sfuggire il minimo dettaglio. Così, laddove non ci sia una trasparenza “fisica”, dei muri o degli oggetti, ci dev’essere comunque una trasparenza metaforica, indotta da un sistema di intelligence ineludibile così come da molti altri mezzi, che variano da autore ad autore.

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Donne ancora svantaggiate sul lavoro in Europa, soprattutto dopo la maternità

Posted by Selene Verri su luglio 18, 2007

EuroNews

Le donne in Europa guadagnano il 15 per cento meno degli uomini. È la situazione definita “assurda” dal commissario per l’Occupazione, gli affari sociali e le pari opportunità Vladimir Spidla.
 
La Commissione ha pubblicato una relazione che indica in che modi l’Unione europea può colmare questo scarto. Una cifra media, che nasconde in realtà una situazione molto più complessa.
 
Le differenze in busta paga cambiano a seconda di diversi fattori: l’età, per esempio. Solo al 7 per cento fino a 30 anni, superano il 30 per cento dopo i 50. O il livello salariale, o ancora gli anni di servizio.
 
Ma a pesare più di tutto è la maternità. Lo scarto aumenta per le donne che decidono di avere dei figli. Perché molte si vedono costrette a rinunciare alla carriera, o a chiedere un part time. Una situazione che il commissario Spidla ha così commentato: “È inaccettabile che una donna, per essere rimasta otto mesi in maternità fra i 20 e i 35 anni d’età, debba subire gli effetti di quest’esperienza sullo stipendio 25 anni dopo, e perfino sulla pensione”.
 
La soluzione? Gli uomini. Cioè, dice Spidla, una maggiore collaborazione nei lavori di casa. Oggi, un uomo che lavora a tempo pieno dedica in media sette ore alla settimana alle faccende domestiche e alla cura dei bambini, contro le 24 ore settimanali di una donna nelle stesse condizioni.

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