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Archive for the ‘F Politiche Parallele’ Category

c) L’utopia liberatrice

Posted by Selene Verri su febbraio 23, 2008

Politiche parallele

Quand sera brisé l’infini servage de la femme, quand elle vivra pour elle et par elle, l’homme, – jusqu’ici abominable, – lui ayant donné son renvoy, elle sera poète, elle aussi ! La femme trouvera de l’inconnu ! Ses mondes d’idées différeront-ils des nôtres ? [1]

Rimbaud, rifacendosi a certa letteratura di moda nell’Ottocento, prevede – da bravo veggente, verrebbe da dire – quello che si verificherà massicciamente nel secolo successivo: la donna immaginerà “mondi d’idee” diversi da quelli maschili. E non è difficile capire perché: il mondo maschile era quello in cui ella già viveva, ed era un mondo insoddisfacente e frustrante nel migliore dei casi, come in The Female Man; una tortura senza fine nel peggiore, come in Woman on the Edge of Time di Marge Piercy (1976).

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b) Prigioniera in utopia

Posted by Selene Verri su febbraio 16, 2008

  C’è chi negPolitiche parallelea per l’utopia quello che si è detto – in parte – della fantascienza: ossia che si tratti di un genere “maschile”[1]. E senz’altro sarebbe sbagliato non tener conto delle numerose utopie che raffigurano donne liberate, scritte molto prima del femminismo storico: un nome per tutti, quello di Charlotte Perkins Gilman  con il suo Herland (1914).Rimane il fatto, però, che l’impatto effettivo sul sociale di queste utopie non sembra avere avuto un peso tale da influire in modo determinante sull’immaginario: la donna, per lungo tempo, è sempre vista in funzione dell’uomo, fin dalla primissima delle utopie propriamente dette, quella di Tommaso Moro, come peraltro sottolinea la stessa Palusci:

Un cospicuo numero di scrittori, fin dal cinquecentesco Utopia, avevano visitato mondi più o meno ideali da contrapporre agli statuti storico-economici e religiosi del periodo a loro contemporaneo. Ma nei loro progetti utopici la donna non godeva dei benefici del paese di cuccagna perché non agiva in quanto sognatrice, bensì come puro oggetto del sogno, tanto è vero che il personaggio femminile rimaneva pur sempre “prigioniera in utopia”.[2]

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1. Le donne nella fantascienza – a) Alla conquista di un genere “maschile”

Posted by Selene Verri su febbraio 9, 2008

Politiche paralleleDel femminismo nella fantascienza si è ormai detto tutto e il contrario di tutto: di certo c’è che, fino a un determinato momento storico, le scrittrici nel genere erano poche e spesso si celavano dietro pseudonimi maschili (James Tiptree, Jr. per Alice Sheldon) o neutri (Andre Norton per Alice Mary Norton), o dietro le proprie iniziali (C.L. Moore per Christine Lucille Moore): l’editoria fantascientifica, infatti, faticava ad accogliere autrici nelle sue fila[1]. La fantascienza per lungo tempo è stato genere “maschile” anche nei contenuti: gli eroi erano tutti maschi e le eroine, se ve n’erano, erano donne bellissime e indifese che dipendevano dalla protezione dell’uomo (basti pensare alle avventure marziane immaginate da Edgar Rice Burroughs). Leggi il seguito di questo post »

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Capitolo 2 – Identità e alterità: l’alieno fra noi

Posted by Selene Verri su febbraio 2, 2008

 Politiche parallele Ma la politica non è solo potere. E, soprattutto, non la fanno solo i potenti. Donne, minoranze razziali, religiose ed etniche, omosessuali, handicappati… Tutto ciò costituisce l'”altro”, agli occhi di chi da millenni detiene il potere – non solo politico – in Occidente: il maschio bianco eterosessuale e sano. E, negli ultimi due millenni, cristiano. Tutte le categorie sopra nominate rappresentano una costante minaccia per costui, che le considera inferiori, ma al tempo stesso le sfrutta, e di conseguenza non può che temere costantemente la rivolta dal basso, e la perdita di quello stesso indiscutibile potere.Non solo, ma gli Stati Uniti, fin dalle origini, sono il palcoscenico di un balletto perverso tra alterità e identità, tale che spesso self  e other finiscono con il coincidere: americani erano gli Indiani e le altre popolazioni precolombiane, americani sono i neri, e perfino i Talebani in fondo sono una creazione degli Stati Uniti. La paura dell’altro viene a coincidere con la paura del sé, del lato oscuro dell’io: un girotondo che si ripete, più o meno già a partire dagli anni ’30 (quindi ben prima dell’ascesa del senatore McCarthy, il quale poi non fece altro che cavalcare l’onda)[1], quando l’onnipotente capitalismo anglosassone e protestante si vede improvvisamente minacciato in casa sua da un pericolo proveniente da una parte del mondo che sfugge al suo controllo: il comunismo.

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5. Imperi all’orizzonte

Posted by Selene Verri su gennaio 27, 2008

Politiche paralleleNon è possibile fare una panoramica sulle varie forme di stato nella fantascienza senza almeno accennare agli imperi: l’impero è una forma presente in moltissime opere, e quindi ignorarla del tutto apparirebbe come una lacuna.

Tuttavia, uno studio sistematico dei vari imperi presenti nella science fiction non è possibile, in quanto, tendenzialmente quantomeno, l’impero non è mai il “protagonista” della narrazione: è piuttosto una sorta di sfondo, nel quale inserire poi la storia.

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c) Scienza e religione

Posted by Selene Verri su gennaio 20, 2008

Politiche paralleleC’è un solo modo per utilizzare – e diffondere – conoscenze su larga scala mantenendole segrete: ammantarle di un’aura di sacralità: quello che fanno, nelle comunità primitive, gli stregoni, o i guaritori. Nella prima fase espansiva della Fondazione, dunque, non abbiamo scienziati (tranne che su Terminus) ma sacerdoti, iniziati solo alle tecniche di funzionamento delle tecnologie nucleari, e non ai segreti più pericolosi, quelli che stanno alla radice del funzionamento stesso.

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b) Scienza e potere

Posted by Selene Verri su gennaio 13, 2008

Politiche paralleleOne may obtain power in SF by means of science – as in the phantasmated dreams and nightmares of nuclear warfare, the conquest of planets by robots, or genetic manipulation – and one may acquire science by means of power – technological and military systems, galactic expansion determining scientific expansion, and so forth. SF seems to be the sphere where power is capable of expanding to utmost degrees; it is also the field where it can collapse dramatically under its own contradictions.[1]

Anche Isaac Asimov, con la sua trilogia della Fondazione, era stato in qualche modo profetico: il primo dei tre romanzi del ciclo era stato pubblicato sulla rivista di Campbell ben prima della catastrofe nucleare giapponese del ’45, ma già immaginava un futuro in cui il potere fosse prerogativa di chi era in possesso della tecnologia più avanzata, e in particolare di una tecnologia di tipo nucleare.

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4. Lo “stato degli scienziati” – a) Filosofi e scienziati

Posted by Selene Verri su gennaio 6, 2008

Politiche paralleleLo “stato degli scienziati” è, nella letteratura fantascientifica americana, fondamentalmente un altro tipo di stato capitalista, per quanto l’equazione in sé non appaia (e, di fatto, non sia) automatica. Negli Stati Uniti, si prolunga nel ventesimo secolo la grande illusione positivista che in Europa era crollata alla fine del diciannovesimo. Il positivismo vedeva nella scienza e nella tecnologia da un lato, e nel liberismo dall’altro, la soluzione dei problemi dell’umanità. Dunque, anche in questo caso, uno stato che non ha bisogno di Stato, un governo che può essere gestito tranquillamente da governanti non di professione[1]. E, paradossalmente, nell’impeto utopistico-progressista scientista, un governo di tipo conservatore, come dimostra ad esempio (se n’è già accennato nel paragrafo precedente) il ciclo della Fondazione di Asimov:

(…) science and technology are (…) presented as beneficial and critical forces in Asimov’s Foundation trilogy (…). Asimov’s psychohistory is designed not to bring about a different, better world, but to preserve the already existing society from external threats. (…) The possibility of real change and the reality of history are denied through the Spenglerian cyclical model of history and through the return to a future in which the ethics and economics of capitalism have been maintained. And this colonization of our future is not simply Asimov’s reponse to the threat of Fascism, but also to the threat of alternative social structures – the “Communist menace” – insofar as psychohistory can be understood as Asimov’s answer to dialectical materialism.[2]

Naturalmente, nella realtà non è mai esistito uno stato che si possa dire propriamente governato dagli scienziati. Ma, da un certo momento in avanti, la scienza ha iniziato a plasmare la politica in una maniera e con un peso assolutamente sconosciuti in precedenza. Una svolta che la fantascienza prevedeva e attendeva da tempo. Al punto che per qualcuno era addirittura inevitabile.

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c) Regine senza regno

Posted by Selene Verri su dicembre 30, 2007

Politiche paralleleRibelli che aspettano, ribelli che perdono o ribelli che vincono una vittoria solo provvisoria. Ribelli maschi. Questi personaggi che rappresentano la resistenza contro il conformismo capitalista presentano, conformisticamente, tutti la stessa caratteristica: il sesso maschile. Perfino la Le Guin, che, in The Dispossessed, dipinge ella stessa una sorta di distopia consumistica nella descrizione di Urras, immagina come protagonista un uomo: Shevek. Un personaggio che pure è rivoluzionario dal punto di vista narrativo: non più il visitatore dell’utopia o il ribelle della distopia ma, genialmente, il ribelle della sua utopia di provenienza e il visitatore della distopia da lui stesso pesantemente criticata. Ma pur sempre maschio.

Del resto, da un lato gli scrittori che descrivono questi mondi sono per la maggior parte uomini, da un altro lato quattro delle opere prese in considerazione risalgono a ben prima del movimento femminista. Ma, soprattutto, è inevitabile che il protagonista di un universo americano massimamente conformista sia uomo, bianco e anglosassone.

Dietro tutti questi uomini ci sono però delle donne: nella maggior parte dei casi, determinanti, nel bene e nel male, nelle scelte dei loro uomini. E comunque, in tutti questi universi, alle donne sono attribuite funzioni fondamentali.

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b) Rivoluzionari senza rivoluzione

Posted by Selene Verri su dicembre 23, 2007

Politiche parallelePersonaggio caratteristico della letteratura antiutopica è il ribelle.

Laddove nella letteratura utopica classica si inseriva il viaggiatore, l’osservatore, l'”esterno” – che coincideva poi con il narratore -, insomma, qualcuno che non solo descrivesse l’isola felice, ma che ne decantasse le doti e che si rammaricava di esserne escluso, nella letteratura antiutopica è sempre presente un personaggio che funge da occhio critico della società di cui fa parte, e nella quale non si sente a suo agio. Alla figura di chi vorrebbe, ma spesso non può, integrarsi nel sogno, si contrappone, nell’utopia negativa, la figura di chi vorrebbe, ma spesso non può, sfuggire all’incubo.

Per quanto riguarda la distopia capitalistica, però, la questione si fa più complessa: proprio perché gli apparati statali non hanno più se non una funzione accessoria, l’illusione è quella di vivere in uno stato di assoluta libertà, quasi di anarchia, e quindi – come abbiamo visto – di utopia nel migliore dei significati possibili del termine.

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