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Archive for the ‘F Lunatique’ Category

Un nomade tra i nomadi

Posted by Selene Verri su novembre 17, 2007

Quest’articolo è la versione italiana dell’intervista a Lino Aldani apparsa sul numero 74 della rivista francese Lunatique. L’ho postato anche sul blog Il Leggio.

Lunatique 74

La casa di Lino Aldani non ha nulla delle scomode baracche in cui sopravvivono i suoi personaggi in Quando le radici. Il cancello rosso si apre su un viale alberato che termina su una rotonda fiorita. La casa è grande per due persone, e confortevole. Ma si trova in piena campagna, lungo una strada isolata dal comune vicino a Pavia, nel nord Italia, a cui appartiene amministrativamente.Perché il decano della fantascienza italiana non concepisce più “la vita in verticale”, dice. E questo da molti, moltissimi anni. Aldani è nato qui, in questo paesino che si chiama San Cipriano Po. Era stato concepito – “impastato” dice lui – a Roma, ma i suoi genitori, che allora vivevano nella capitale, decisero di farlo nascere qui, dove trascorse i primi 40 giorni della sua vita.A Roma visse invece i suoi primi 42 anni, e ne conserva un ricordo molto affettuoso. Che cosa faceva a Roma?, gli chiedo.

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Posted in F Lunatique, Italiano, S fantascienza | 1 Comment »

Italcon 2007

Posted by Selene Verri su agosto 3, 2007

Quest’articolo è la versione originale di Italcon 2007 apparso sul numero 75 della rivista francese Lunatique.Lunatique

Un giorno o l’altro qualcuno dovrà scrivere un romanzo di fantascienza in cui le leggi fisiche sono state completamente soppiantate dalle leggi di Murphy. Forse lo farò io, in quanto parafulmine ambulante delle leggi di Murphy. Ma non sarà della fiction.

Chiedo scusa per la lamentela, giudicate comunque da voi se non è giustificata.

 

Fin dall’Italcon (la convention italiana) dell’anno scorso ci era stato detto che quest’anno sicuramente sarebbe stata presente fra gli ospiti una star immensa: Claudia Christian, che per chi non ha mai seguito Babylon 5 è forse una perfetta sconosciuta, mentre per i fan della serie di Straczinsky è Susan Ivanova, la quale… bè, lo sanno tutti: “Ivanova è Dio”.

 

C’è gente che è partita mesi prima in pellegrinaggio per Fiuggi strisciando sulle ginocchia, per arrivare all’appuntamento adeguatamente purificata. Io stessa avevo cancellato tutti gli impegni che non avevo (prevenire è meglio che curare), pur di bearmi della presenza della Divina. Avendo quindi previsto con grande anticipo la mia presenza alla convention, avevo accettato l’invito degli organizzatori a partecipare a una tavola rotonda con un intervento sulla fantascienza francese. Di cui naturalmente non so nulla, ma ho una fervida fantasia che in pubblico amo lasciare senza freni. Devo anche dire che la minaccia era stata di quelle convincenti: “O vieni a parlarne tu, o chiamo Evangelisti”. Sono argomenti su cui non si riflette due volte.

 

E infatti non ci avrei riflettuto due volte, e avrei rifiutato immediatamente, se avessi saputo in anticipo quel che doveva accadermi.

 

Per cominciare, naturalmente la Christian ha dato forfait accampando impegni improrogabili. Navigando un po’ per internet, si è poi scoperto che in realtà ha preferito dirottarsi su un’altra convention. Dio, si sa, non ha gusto nella scelta delle cene. Si è fatto già fregare un paio di millenni fa, e non ha mai imparato la lezione.

 

Devo dire che il “sostituto” non era da meno: Peter Jurasik, alias Londo Mollari in B5, si è mostrato ampiamente all’altezza della situazione. Ma ditelo a quelli che han fatto fuori tre o quattro paia di jeans nel pellegrinaggio.

 

Io non ho consumato indumenti, perché il tempo per il viaggio in ginocchio non ce l’avevo proprio, ma ho subito altre disavventure. Vi risparmierò i dettagli del viaggio da incubo, e mi soffermerò solo su un paio di informazioni in merito: sono partita da casa mia, a Lione, verso le 7 del mattino, sono arrivata all’hotel Ambasciatori di Fiuggi verso le quattro e mezza del pomeriggio. Con due ore e mezza abbondanti di ritardo sul previsto. No, nessun problema con gli aerei. È il tragitto fra Roma e Fiuggi (una settantina di chilometri di distanza) che richiede un allenamento preventivo nella Flotta Stellare. Anzi, no: loro hanno il teletrasporto.

 

Il peggio è stato l’ingresso in pullman a Fiuggi: mezza addormentata, con l’inno zapatista a tutto volume nel lettore mp3, vedo appese ai lampioni centinaia di bandiere di Forza Italia, il partito di Berlusconi. Una visione a dir poco surreale. Mi aspettavo di veder apparire agenti della psicopolizia da un momento all’altro. Ho scoperto poi che in quei giorni era in programma un congresso degli amministratori del partito proprio a Fiuggi.

 

Giungo finalmente nella hall dell’hotel, e vedo formarsi il vuoto intorno a me: la mia espressione, e soprattutto le scariche elettriche che emanavo, dovevano essere più che eloquenti. Qualche telepate deve anche aver captato il mio pensiero: “Il primo che mi chiede che cosa mi è successo, gli spezzo due vertebre”.

 

Ma non ho nemmeno potuto godere di questa perversione, perché il primo che è apparso chiedendomi che cosa fosse successo era Marco Passarello, l’altro relatore nella tavola rotonda a cui dovevo partecipare, nonché l’unico che ero riuscita a raggiungere al cellulare quando dall’aeroporto di Ciampino, disperata, cercavo di capire come raggiungere il luogo della convention. Non sarebbe stato educato spezzare due vertebre a chi mi aveva salvato la vita. E non trascurerei nemmeno il dettaglio che Marco è alto e grosso il doppio di me.

 

Sorvolerò altre difficoltà secondarie (“Verri? Camera doppia? Non abbiamo doppie a questo nome”) e vado al dunque.

 

No, niente tavola rotonda. Non il venerdì. L’appuntamento era previsto per le 19.30, ed era preceduto dalla presentazione di un’antologia di racconti di Vittorio Catani, L’essenza del futuro. Per qualche ragione, però, né i relatori né il moderatore erano al corrente del nostro intervento, e di conseguenza hanno proseguito il loro panel fino alle 20.30. A quel punto avrei potuto commettere un omicidio. Ma in fondo devo dire che è andata meglio così: il nostro intervento è stato spostato all’indomani pomeriggio, dandomi così il tempo di riposarmi.

 

Ma voi volete forse sapere qualcosa della convention. Be’, onestamente non sono in grado di dire molto: il giovedì non c’ero – e pare che si sia verificato l’evento più interessante in assoluto: la megamangiata serale con prodotti tipici di varie località d’Italia –, il venerdì non solo sono arrivata tardi, ma talmente lessa da non riuscire a seguire un intervento senza addormentarmi, la domenica sono partita da Fiuggi alle 7.

 

Resta il sabato. Che non è stato affatto male, ma per qualche ragione che ancora non sono riuscita a identificare, mi sono persa l’intervento che mi interessava di più, quello con  Umberto Guidoni, il primo astronauta europeo ad aver messo piede sulla Stazione Spaziale Internazionale.

 

Non mi sono persa invece un altro panel scientifico, quello su Marte. Relatore, Alessandro Vietti, collaboratore del sito Fantascienza.com. Che mi ha fatto scoprire in particolare che “i marziani sono come i francesi”. Quanto meno, questo e’ quanto asseriva, a cavallo fra ‘800 e ‘900, la medium svizzera Hélène Smith, come narra lo psicologo ginevrino Thèodore Flournoy – insegnante di Jung – nel suo libro Dalle Indie al pianeta Marte. Questa signora non solo sosteneva di essere entrata in contatto con gli abitanti del pianeta rosso (dove scopriamo che secondo molti doveva essersi sviluppato un sistema politico di stampo socialista… “pianeta bolscevico e traditor!”), ma addirittura scriveva in lingua marziana. Forse i Mimimmi nell’800 non erano così immobili e silenziosi come li han scoperti i fascisti mezzo secolo dopo.

Ma i due eventi forse più memorabili, almeno dal mio punto di vista di “svicchia”, cioè socia del club “Svic” (Star Vic Italian Club, dedicato, come già spiegato in un altro numero di questa rivista, allo scrittore Vittorio Curtoni), hanno visto protagonista proprio l’idolo del club. Curtoni, già campione in carica del contest “Vortex – il minuto più lungo”, in cui alcuni scrittori devono inventare un racconto in un minuto, anche quest’anno si è distinto come il migliore improvvisatore di storie senza capo né coda. Il regolamento prevede che i concorrenti non debbano ripetere due volte la stessa parola, altrimenti possono essere fermati dagli altri concorrenti (Oups! Ho ripetuto “concorrenti”, ho perso…), che riprenderanno il racconto dallo stesso punto. Ebbene, anche in questo caso il mitico, epico, impareggiabile, inossidabile Vic ha sgominato colleghi della levatura di Alberto Cola, Donato Altomare e Riccardo Valla. Facciamo un esempio dell’altissima arte di Vittorio Curtoni che, dovendo creare un racconto autobiografico su come ha sedotto Ann McCafrrey, ha narrato: “Eravamo lì a guardare i draghi, quando di colpo mi prese un’emozione inusitata: anche senza il Viagra, mi era diventato duro. Il motivo – mi parve di recepire – stava nel delicato, etereo, delizioso volto di Ann, la signora degli animaloni sputafuoco. Sicché le dissi: Mia cara, ma per caso tu sei vergine? Ed ella rispose: Purtroppo sì. Non me l’ha mai chiesta nessuno”. A questo punto, precisazione dell’inventore del gioco Silvio Sosio: “Guarda che ha una figlia”. E Curtoni, impassibile, sempre con la voce della Caffrey: “Non baratterei mai la virtù di mia figlia in cambio di un misero rapporto carnale.

“Quindi l’uzzo divenne ancor più furibondo. Dovevo assolutamente averla. Passava di lì Harlan Ellison, il quale mi guardò e mi disse: Ti denuncio! Hai copiato l’idea della seduzione della McCaffrey da un mio vecchio racconto”.

A questo punto bisogna spiegare qualcosa: a questa convention, grazie alla testimonianza di uno degli ospiti, lo scrittore Richard K. Morgan, abbiamo scoperto la mania di Harlan Ellison di fare causa a chiunque. Inevitabile quindi che il vecchio Harlan diventasse il bersaglio delle battute più cattive.

 

E a proposito di Morgan, veniamo al secondo episodio che ha visto protagonista il Vic: la Sviccata. Quest’anno la premiazione del racconto inedito più brutto non è potuta avvenire a Piacenza, e quindi si è deciso di trasferirla a Fiuggi. Con, per l’appunto, la partecipazione straordinaria di Richard Morgan. Il quale è stato assolutamente all’altezza della situazione: di fronte a un oggetto incomprensibile raccattato da resti di fonderia per trasformarlo in terzo premio, l’ha consegnato commentando: “Le pile non sono incluse”. Non ricordo francamente i commenti agli altri premi, ma è stato esilarante. E non bisogna dimenticare l’entrata trionfale di Curtoni: sulle note di Star Wars diffuse dal telefonino di Alberto Cola (tessera Svic n° 1), e preceduto da un rotolo di carta igienica lanciata dalla sottoscritta praticamente sotto il naso di Morgan. È stato un successone.

 

Dobbiamo dire anche i premiati? Bè, i nomi sono di altissimo livello, ma bisogna dire che anche il tema scelto da Vic per quest’edizione non era da tutti: “Torte nell’iperspazio”. Ha vinto, direi meritatamente, Elena di Fazio con “Fiocchi di panna dall’oltrecosmo”, seconda si è classificata un’altra donna, Milena Debenedetti con “Onda mnemotemporale”, terzo si è piazzato Gabriele Guerra con “Brendan King”. Vorrei far notare che la di Fazio era quest’anno tra i finalisti del premio Italia nella categoria “Racconto su pubblicazione amatoriale”, Milena Debenedetti ha vinto nella categoria “Romanzo fantasy” con Il dominio della regola e Gabriele Guerra da un po’ di tempo non frequenta più l’ambiente sf, ma in passato ha vinto valanghe di premi, ed è uno scrittore che, se mi permettete un momento di debolezza, trovo assolutamente straordinario. Il che dimostra che per fare un buon racconto brutto (?!) bisogna essere tanto bravi quanto per fare un buon racconto bello (?!?).

Potrei chiudere questo resoconto con la sfilata dei costumi, ma credo di aver già troppo abusato della pazienza vostra e del direttore della rivista. Quindi mi limiterò a un ultimo interrogativo esistenziale: considerato che ho dovuto prendere il pullman di ritorno la domenica mattina alle 7, a chi diavolo è venuta in mente l’idea di organizzare una convention nei giorni del passaggio all’ora legale?

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Fascisti su Marte

Posted by Selene Verri su luglio 28, 2007

Quest’articolo è la versione originale di Les fascistes sur Mars apparso sul numero 75 della rivista francese Lunatique.Lunatique

Un giorno, uno dei robottini della Nasa che passeggiano su Marte, o forse qualche missione composta da astronauti in carne e ossa, scoprirà i resti di un essere umano. Completo di uniforme, moschetto “e un ‘me ne frego’ dentro al cuor”. Quel fiero scheletro è il gerarca fascista Barbagli, giunto in tempi non sospetti alla conquista del “rosso pianeta bolscevico e traditor” con un pugno di Arditi (“com’altro nomare questi baldi fiori del regime che osarono porre un imperativo categorico tra le sabbie bolsceviche di Marte?”). Ce lo svela “Fascisti su Marte – Una vittoria negata”, cinegiornale finora tenuto celato dalla propaganda marxista e strappato alla censura da tale Corrado Guzzanti. Un documentario che mette in luce tutte le menzogne che ci sono state raccontate da Philip K. Dick in The Man in the High Castle: non sono i nazisti tedeschi i primi a lanciarsi alla conquista di Marte, ma i fascisti italiani, sprezzanti del pericolo e incuranti dell’atmosfera irrespirabile del pianeta (“Respirate, è un ordine!” li incita Barbagli), in un assolato (e voglio ben trovare un giorno non assolato su Marte) 10 maggio 1939. Barbagli e i suoi fidi sottoposti, di cui Guzzanti aveva già mostrato alcune delle avventure nella trasmissione televisiva “Il caso Scafroglia”, si scontrano con i temibili Mimimmi, rocce immobili e vili, che, in quanto esseri inferiori e prigionieri di guerra, saranno deportati in campi di concentramento. Ma l’imprevedibile è dietro l’angolo, e anche il più fedele soldato, in territorio nemico, può cedere al tradimento. E non bisogna sottovalutare il subdolo potere di seduzione delle femmine dei Mimimmi (qualunque sia il modo di distinguere le femmine dai maschi). Come tutta la sfortunata storia fascista, dunque, l’epilogo sarà tragico, ma il nome del Duce risplenderà per sempre sulle terre marxiane… pardon, marziane.

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