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Archive for the ‘F EuroNews’ Category

La mia intervista a Nedim Gürsel su YouTube

Posted by Selene Verri su giugno 20, 2009

Disponibile anche in inglese, francese, spagnolo, portoghese, tedesco e, se sapete cercarla (io non l’ho trovata), russo (sotto euronewsru) e arabo (euronewsar).

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Le donne si stanno conquistando sempre più spazio nella letteratura

Posted by Selene Verri su novembre 11, 2008

(Available also in other languages on YouTube)

(Postato anche sul Leggio)
Questo è uno Europeans che abbiamo realizzato con il mio amico Alberto De Filippis alla Fiera del Libro di Francoforte. Le due scrittrici turche le ho intervistate io, la tedesca lui. Il testo è di un’altra collega, Fausta Chiesa. Le scrittrici sono doppiate da Anna Bressanin e me medesima.

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La Turchia in Europa vista da una prospettiva francese

Posted by Selene Verri su novembre 17, 2007

EuroNewsIn realtà, tutto quel che ho fatto in questo caso è stato scrivere (e, naturalmente, speakerare) l’introduzione e tradurre il dibattito. Però, siccome ci ho comunque lavorato, e siccome si parla di Turchia, ho pensato che non fosse fuori luogo inserire il video qui.

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Festa della Repubblica in Turchia fra tensioni nazionaliste e venti di guerra

Posted by Selene Verri su ottobre 29, 2007

EuroNews

Le celebrazioni per la festa della Repubblica in Turchia giungono quest’anno nel pieno di una nuova ondata nazionalista che sta assumendo contorni violenti. Il premier Recep Tayyip Erdogan ha lanciato un appello all’unità fra turchi e curdi dopo una settimana di manifestazioni degenerate talvolta in episodi come il saccheggio di un negozio, a Bursa, perché proprietà di una famiglia del Sud-Est.

A scatenare la furia nazionalista, gli attacchi ripetuti dei guerriglieri curdi del Pkk, tra cui l’uccisione, la settimana scorsa, di dodici dei soldati schierati sul confine iracheno e la cattura di altri otto. Anche oggi un militare è rimasto ucciso da una mina nella provincia di Tunceli, mentre un centinaio di militanti curdi sarebbero stati circondati dalle forze turche vicino al confine con l’Iraq.

Sarebbero fra 100 e 150 mila i soldati schierati alla frontiera, pronti a lanciare l’offensiva contro i 3-4 mila guerriglieri che si nascondono sulle montagne del Kurdistan iracheno. Altri duemila sarebbero già in Iraq. Il parlamento nei giorni scorsi ha dato il nulla osta a un’operazione al di là della frontiera, ma negoziati sono in corso per scongiurare l’eventualità. Gli Stati Uniti temono una destabilizzazione dell’unica zona pacificata dell’Iraq.

Giovedì sarà ad Ankara il segretario di Stato americano Condoleeza Rice, che parteciperà venerdì e sabato a una riunione dei paesi vicini dell’Iraq a Istanbul. Lunedì prossimo Erdogan incontrerà il presidente George Bush alla Casa Bianca.

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Azzorre: un esempio di “politica marittima integrata”

Posted by Selene Verri su luglio 21, 2007

EuroNews

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Donne ancora svantaggiate sul lavoro in Europa, soprattutto dopo la maternità

Posted by Selene Verri su luglio 18, 2007

EuroNews

Le donne in Europa guadagnano il 15 per cento meno degli uomini. È la situazione definita “assurda” dal commissario per l’Occupazione, gli affari sociali e le pari opportunità Vladimir Spidla.
 
La Commissione ha pubblicato una relazione che indica in che modi l’Unione europea può colmare questo scarto. Una cifra media, che nasconde in realtà una situazione molto più complessa.
 
Le differenze in busta paga cambiano a seconda di diversi fattori: l’età, per esempio. Solo al 7 per cento fino a 30 anni, superano il 30 per cento dopo i 50. O il livello salariale, o ancora gli anni di servizio.
 
Ma a pesare più di tutto è la maternità. Lo scarto aumenta per le donne che decidono di avere dei figli. Perché molte si vedono costrette a rinunciare alla carriera, o a chiedere un part time. Una situazione che il commissario Spidla ha così commentato: “È inaccettabile che una donna, per essere rimasta otto mesi in maternità fra i 20 e i 35 anni d’età, debba subire gli effetti di quest’esperienza sullo stipendio 25 anni dopo, e perfino sulla pensione”.
 
La soluzione? Gli uomini. Cioè, dice Spidla, una maggiore collaborazione nei lavori di casa. Oggi, un uomo che lavora a tempo pieno dedica in media sette ore alla settimana alle faccende domestiche e alla cura dei bambini, contro le 24 ore settimanali di una donna nelle stesse condizioni.

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Bruxelles contro la siccità: aumentare il prezzo dell’acqua e razionalizzare i consumi

Posted by Selene Verri su luglio 18, 2007

 EuroNews
L’acqua è un bene prezioso e deve avere un costo adeguato al suo valore. È una delle conclusioni della Commissione europea che ha presentato la sua strategia contro la siccità. Con i cambiamenti climatici, la penuria d’acqua rischia di aggravarsi nei prossimi anni.

Peter Gammeltoft, della direzione generale dell’Ambiente, ha spiegato: “Gli Stati membri dovranno trovare un compromesso al momento di applicare la direttiva che, da un lato, garantisca che i prezzi in vigore siano un incentivo a risparmiare acqua, e dall’altro, risponda al bisogno sociale di proteggere le nostre fonti e i consumatori”.
 
Insomma, aumentare il prezzo dell’acqua per invogliare a consumare di meno. L’Italia è il paese che spreca di più, soprattutto al sud, con molta acqua persa lungo il percorso. Sotto accusa, a livello europeo, è soprattutto l’agricoltura. Bruxelles chiede quindi agli Stati membri di premiare le tecnologie, le azioni e i prodotti a basso consumo idrico.
 
Ancora Gammeltoft: “Abbiamo bisogno di puntare verso un’economia di efficienza e risparmio idrico, proprio come facciamo con l’energia, perché l’acqua non è qualcosa che ci possiamo inventare”.
 
La Commissione chiarisce che con le sue proposte vuole solo aprire un dibattito, e sollevare l’attenzione sull’urgenza del problema: negli ultimi trent’anni gli episodi di siccità sono nettamente aumentati in numero e in intensità nell’Unione, con un costo per l’economia europea di almeno 100 miliardi di euro.

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Kouchner: Serbia nell’Ue solo una volta che sarà risolta la questione del Kosovo

Posted by Selene Verri su luglio 12, 2007

EuroNews

La Serbia non può sperare di entrare nell’Unione europea se non sarà risolta la questione del Kosovo. A dirlo da Belgrado è Bernard Kouchner, ministro degli esteri francese ed ex governatore Onu della provincia serba a maggioranza albanese.
 
Stati Uniti ed Europa stanno lavorando a una nuova bozza di risoluzione che prevede altri quattro mesi di negoziati fra i kosovari delle due etnie.
 
Kouchner ha fatto capire che in mancanza di un compromesso, l’unica via d’uscita potrà essere solo l’indipendenza della provincia: “Se riusciamo a parlare, a riprendere il dialogo, naturalmente anche con i russi, allora possiamo discutere di un rinvio, possiamo fare qualunque cosa. Ma se nessuno vuole parlare, se da un lato si dice indipendenza e dall’altro, no, niente indipendenza, allora alla fine sarà necessario prendere una decisione, e questo avverrà sicuramente nella direzione del piano Ahtisaari”.
 
Il mediatore dell’Onu, Martti Ahtisaari, raccomanda per il Kosovo un’indipendenza sotto sorveglianza internazionale. Mosca, alleata di Belgrado, ha minacciato il veto a una risoluzione di questo genere, e si è già detta contraria anche al nuovo testo.
 
Le affermazioni di Kouchner fanno eco a recenti dichiarazioni del presidente della Commissione europea Barroso.
 

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Liberalizzazione delle poste: l’Europarlamento vota per due anni in più di tempo

Posted by Selene Verri su luglio 11, 2007

EuroNews 
Sulla liberalizzazione dei servizi postali, gli eurodeputati chiedono due anni di tempo in più rispetto alla Commissione.
 
Il Parlamento europeo riunito in plenaria a Strasburgo ha votato ad ampia maggioranza la proposta di direttiva che apre la concorrenza per la posta fino a 50 grammi, ultimo monopolio rimasto, ma solo a partire dal 2011. Bruxelles aveva proposto il 1° gennaio 2009.
 
I deputati cercano di venire così incontro alle obiezioni di chi – francesi in testa – teme che la liberalizzazione totale porti a una corsa dei fornitori verso le zone più densamente popolate a scapito di aree meno redditizie.
 
I due anni in più servirebbero infatti agli Stati membri per trovare i mezzi di finanziamento che garantiscano la continuazione del servizio su tutto il territorio. Altri due anni saranno concessi ai nuovi stati membri e a diversi paesi con una topografia complessa, come la Grecia che ha molte isole.
 
Ora il testo tornerà sul tavolo dei ministri dei Ventisette, piuttosto divisi sulla proposta.

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L’europarlamento al voto sulla liberalizzazione delle poste dal 2011

Posted by Selene Verri su luglio 11, 2007

EuroNews

La liberalizzazione totale dei servizi postali a partire dal 2011 sarà votata mercoledì in prima lettura al parlamento europeo.

Il progetto di legge presentato lo scorso ottobre dalla Commissione fissava il 1° gennaio del 2009 come data d’inizio dell’apertura alla concorrenza della posta inferiore ai 50 grammi, ultimo baluardo dei monopoli.

La decisione di rinviare la riforma di due anni non convince i sindacati delle poste, che martedì hanno manifestato a Strasburgo. Un sindacalista dice: “Sono solo due anni in più per continuare e rafforzare la mobilitazione. Oggi è solo la prima tappa per dire: né 2009, né 2011, né mai, bisogna conservare un servizio pubblico di qualità e a questo scopo ci vogliono i mezzi per finanziarlo e di conseguenza è necessario mantenere il monopolio sulla posta fino ai 50 grammi”.

Il relatore della legge, Markus Ferber, del Partito Popolare, spiega il perché della liberalizzazione: “I monopoli non sono in grado di risolvere i problemi della posta in Europa: per risolvere questi problemi ci vuole una concorrenza giusta nell’Unione europea”.

Non saranno solo conservatori e centristi a votare a favore, ma anche i socialisti. Tranne francesi e belgi. Il francese Gilles Savary spiega perché: “Il rischio che corriamo oggi è quello della ‘scrematura’, cioè una corsa ad accaparrarsi i grandi clienti e soprattutto le zone densamente popolate, come le capitali, a scapito delle zone più difficili da servire perché non interessano a nessuno, e nessuno risponderà alle richieste d’offerta”.

Il rinvio di due anni è stato deciso proprio per dare agli Stati membri il tempo di organizzarsi per garantire la continuazione del servizio su tutto il territorio. Altri due anni saranno concessi ai nuovi stati membri e ad alcuni paesi come la Grecia, che deve gestire la consegna in molte isole.

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