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Archive for the ‘Français’ Category

La Journée de la Lyonne – 1ère partie

Posted by Selene Verri su marzo 8, 2008

La Journée de la LyonnesUn épisode monstre du podcast pour le 8 mars.
Sur les femmes dans la science fiction on a déjà dit tout et le contraire de tout. Et pourtant, les Lyonnes ont trouvé encore quelque chose à dire. Même beaucoup. Au point qu’un seul pod ne suffit pas. Alors on a fait un tripod, une créature tentaculaire qui va hanter vos journées, vos nuits et vos iPods.

La première partie est déjà en ligne. On y cause d’édition et de francophonie avec Sylvie Lainé, Elisabeth Vonarburg et un troisième invité (ou invitée) très très spécial que vous allez découvrir tout au début.
Pour la suite… ben il faudra attendre. D’ailleurs, pourquoi parler des femmes dans la SF seulement le 8 mars ?

Photo : la table ronde sur les femmes aux Utopiales. De gauche à droite : J.-C. Dunyach, E. Vonarburg, A. Lorusso, L. Marley.

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c) L’utopia liberatrice

Posted by Selene Verri su febbraio 23, 2008

Politiche parallele

Quand sera brisé l’infini servage de la femme, quand elle vivra pour elle et par elle, l’homme, – jusqu’ici abominable, – lui ayant donné son renvoy, elle sera poète, elle aussi ! La femme trouvera de l’inconnu ! Ses mondes d’idées différeront-ils des nôtres ? [1]

Rimbaud, rifacendosi a certa letteratura di moda nell’Ottocento, prevede – da bravo veggente, verrebbe da dire – quello che si verificherà massicciamente nel secolo successivo: la donna immaginerà “mondi d’idee” diversi da quelli maschili. E non è difficile capire perché: il mondo maschile era quello in cui ella già viveva, ed era un mondo insoddisfacente e frustrante nel migliore dei casi, come in The Female Man; una tortura senza fine nel peggiore, come in Woman on the Edge of Time di Marge Piercy (1976).

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b) Rivoluzionari senza rivoluzione

Posted by Selene Verri su dicembre 23, 2007

Politiche parallelePersonaggio caratteristico della letteratura antiutopica è il ribelle.

Laddove nella letteratura utopica classica si inseriva il viaggiatore, l’osservatore, l'”esterno” – che coincideva poi con il narratore -, insomma, qualcuno che non solo descrivesse l’isola felice, ma che ne decantasse le doti e che si rammaricava di esserne escluso, nella letteratura antiutopica è sempre presente un personaggio che funge da occhio critico della società di cui fa parte, e nella quale non si sente a suo agio. Alla figura di chi vorrebbe, ma spesso non può, integrarsi nel sogno, si contrappone, nell’utopia negativa, la figura di chi vorrebbe, ma spesso non può, sfuggire all’incubo.

Per quanto riguarda la distopia capitalistica, però, la questione si fa più complessa: proprio perché gli apparati statali non hanno più se non una funzione accessoria, l’illusione è quella di vivere in uno stato di assoluta libertà, quasi di anarchia, e quindi – come abbiamo visto – di utopia nel migliore dei significati possibili del termine.

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La Turchia in Europa vista da una prospettiva francese

Posted by Selene Verri su novembre 17, 2007

EuroNewsIn realtà, tutto quel che ho fatto in questo caso è stato scrivere (e, naturalmente, speakerare) l’introduzione e tradurre il dibattito. Però, siccome ci ho comunque lavorato, e siccome si parla di Turchia, ho pensato che non fosse fuori luogo inserire il video qui.

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b) The Moon Is a Harsh Mistress: un’”anarchia razionale”

Posted by Selene Verri su ottobre 7, 2007

Politiche ParalleleIl grado di problematizzazione più elementare, pur nella sua certo non trascurabile complessità, è dunque quello dell’utopia anarchica heinleiniana. Il testo, pubblicato nel 1966, descrive una colonia penale sulla Luna (un cronotopo che ancora oggi mantiene un certo appeal, tanto da continuare a essere utilizzato nelle opere di fantascienza[1]), dove gli abitanti, per buona parte non criminali, ma discendenti dei primi abitanti della colonia, decidono di portare avanti una rivoluzione per rendersi indipendenti dalla madre patria, la Terra. Il modello storico è quello della Rivoluzione americana, tanto che vengono utilizzati in continuazione riferimenti a quell’evento, a partire dalla data (la dichiarazione d’indipendenza viene datata, artificialmente, 4 luglio 2076).

Motore della rivoluzione è il Professor Bernardo de la Paz, familiarmente soprannominato dagli altri protagonisti “Prof”. A lui, e non al personaggio-narratore, Heinlein affida l’esposizione della sua teoria politica:

‘But – Professor, what are your political beliefs?’

‘I’m a rational anarchist.’

‘I don’t know that brand. Anarchist individualist, anarchist Communist, Christian anarchist, philosophical anarchist, syndicalist, libertarian – those I know. But what’s this? Randite?’
‘I can get along with a Randite. A rational anarchist believes that concepts such as “state” and “society” and “government”  have no existence save as physically exemplified in the acts of self-responsible individuals. He believes that it is impossible to shift blame, share blame, distribute blame… as blame, guilt, responsibility are matters taking place inside human beings singly and nowhere else. But being rational, he knows that not all individuals hold his evaluations, so he tries to live perfectly in an imperfect world… aware that his effort will be less than perfect yet undismayed by self-knowledge of self-failure.’[2]

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2. Le anarchie – a) Anarchismo e utopia

Posted by Selene Verri su settembre 24, 2007

Politiche paralleleSe la distopia per eccellenza è quella totalitaria, l’utopia per antonomasia risulta essere quella anarchica, come se fosse la presenza stessa dello Stato a rappresentare la negazione dell’utopia: se lo Stato è onnipresente si ha il totalitarismo e quindi la distopia, se assente l’anarchia e quindi l’utopia, se presente ma non soffocante, la realtà attuale, concreta, equidistante da sogno e incubo.

Diversamente però dai modi di immaginare i regimi totalitari, non sembrano esistere veri e propri “cliché” per i testi nei quali vengono descritti immaginari stati anarchici. La ragione di questa varietà sta, evidentemente, in un fatto concreto: mentre i totalitarismi si sono realizzati nella realtà, e su scala nazionale quando non internazionale, e pertanto hanno mostrato di presentare caratteristiche affini, di stati anarchici, allo stato attuale, non ne sono mai esistiti: non, quantomeno, della portata dei totalitarismi novecenteschi. Questa è sia la ragione per la quale l’anarchia può rimanere utopia, un sogno da realizzare, un traguardo da raggiungere, sia, a livello letterario, il motivo per cui ciascuno può immaginare il suo stato un po’ come preferisce.

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15. Lyonnacolo

Posted by Selene Verri su settembre 24, 2007

Lyonnacolo

Le 15 septembre à Lyon a eu lieu la première rencontre franco-italienne. Compte rendu d’une soirée maudite. Mais déjà historique.

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Les Lyonnes aux Rencontres d’Entraigues

Posted by Selene Verri su settembre 13, 2007

Séance de rattrapage (ratapage ? ratezpasge ?) à Entraigues pour ceux qui n’ont pas pu se rendre à la convention de Monréal. Les Lyonnes étaient là, comme en témoigne cette vidéo en deux parties.

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13. Les Rencontres d’Entraigues

Posted by Selene Verri su agosto 29, 2007


13. Les Rencontres d’Entraigues

Du 16 au 19 août, une scéance de “rattepage” a eu lieu pour les nombreux malheureux n’ayant pas pu se rendre à la Convention de Montréal en avril. Les Lyonnes étant de ceux-là, elles n’ont pas résisté au chant des cigales…

Photo de JJ Régnier : Raphaël, séducteur de Lyonne

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c) L’ossessione della purezza

Posted by Selene Verri su agosto 25, 2007

Politiche parallele 

E la purezza è proprio una delle ossessioni dei sistemi totalitari: purezza della razza, o purezza dell’ideologia, tutto ciò che è impuro va eliminato. Per raggiungere la totale purificazione bisogna prima raggiungere – o, all’inverso, scopo della purificazione è – la totale trasparenza:

Les utopies sont obsédées par la transparence: c’est ce que signale Dostoïevski quand il parle des «cités de cristal», ou Zamiatine lorsqu’il imagine un lieu où même les murs sont en verre, où chacun peut tout voir chez les autres. La transparence est un moyen de gouvernement, mais elle est aussi, et d’abord, l’expression symbolique la plus forte de la finalité de l’utopie: «Je suis sûr, proclame un personnage de Zamiatine, que demain, ni les hommes, ni les choses ne projetteront plus d’ombres, le soleil traversera tout» (…).[1]

Del resto, la trasparenza, l’assenza o la massima riduzione della privacy è necessaria per tenere tutto sotto controllo, per non farsi sfuggire il minimo dettaglio. Così, laddove non ci sia una trasparenza “fisica”, dei muri o degli oggetti, ci dev’essere comunque una trasparenza metaforica, indotta da un sistema di intelligence ineludibile così come da molti altri mezzi, che variano da autore ad autore.

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