Sempre meglio che lavorare

It’s amazing how long it takes to complete something you are not working on (McGee’s First Law)

  • Politiche parallele

  • I miei articoli in rete

  • Le mie foto

    Un autre tour dans le #vaporetto. Dehors cette fois. #jaimemaville #lyon #villedelyon #mylyon #monlyon #onlylyon #ilovelyon #igerslyon #bloginlyon #lyoncity #france #francia #igersfrance #saone #riviere #river #bateaux #barche #boats

    #bonjour #goodmorning #buongiorno #bruxelles #brussels #instabruxelles #instabrussels #igersbruxelles #igersbrussels #belgique #belgium #igersbe #igersbelgique #igersbelgium #matin #morning #mattina #photodujour #picoftheday #photooftheday

    Et j'ai enfin réussi à  goûter le lapin à la Kriek ! #lapinalakriek #lapin #kriek #grimbergen #biere #beer #foodpic #foodporn #bruxelles #brussels #instabruxelles #instabrussels #igersbruxelles #igersbrussels #belgique #belgium #igersbe #igersbrussels #ig

    Altre foto
  • Iscriviti a

  • BlogItalia.it - La directory italiana dei blog

Capitolo 2 – Identità e alterità: l’alieno fra noi

Posted by Selene Verri su febbraio 2, 2008

 Politiche parallele Ma la politica non è solo potere. E, soprattutto, non la fanno solo i potenti. Donne, minoranze razziali, religiose ed etniche, omosessuali, handicappati… Tutto ciò costituisce l'”altro”, agli occhi di chi da millenni detiene il potere – non solo politico – in Occidente: il maschio bianco eterosessuale e sano. E, negli ultimi due millenni, cristiano. Tutte le categorie sopra nominate rappresentano una costante minaccia per costui, che le considera inferiori, ma al tempo stesso le sfrutta, e di conseguenza non può che temere costantemente la rivolta dal basso, e la perdita di quello stesso indiscutibile potere.Non solo, ma gli Stati Uniti, fin dalle origini, sono il palcoscenico di un balletto perverso tra alterità e identità, tale che spesso self  e other finiscono con il coincidere: americani erano gli Indiani e le altre popolazioni precolombiane, americani sono i neri, e perfino i Talebani in fondo sono una creazione degli Stati Uniti. La paura dell’altro viene a coincidere con la paura del sé, del lato oscuro dell’io: un girotondo che si ripete, più o meno già a partire dagli anni ’30 (quindi ben prima dell’ascesa del senatore McCarthy, il quale poi non fece altro che cavalcare l’onda)[1], quando l’onnipotente capitalismo anglosassone e protestante si vede improvvisamente minacciato in casa sua da un pericolo proveniente da una parte del mondo che sfugge al suo controllo: il comunismo.

Historians have noted the roots of American anticommunism in what they refer to as the nation’s countersubversive tradition: the irrational notion that outsiders (who could be political dissidents, foreigners, or members of racial and religious minorities) threatened the nation from within. Projecting their own fears and insecurities onto a demonized “Other”, many Americans have found convenient scapegoats among the powerless minorities within their midst. Native Americans, blacks, Catholics, immigrants – all, at one time or the another, embodied the threat of internal subversion. By the twentieth century, the American “Other” had become politicized and increasingly identified with communism, the party’s Moscow connections tapping in conveniently with the traditional fear of foreigners.[2]

Paura dello straniero, paura del comunista, paura dell'”altro”, del diverso da sé: in una parola, paura dell’alieno. Quell’alieno che aveva fatto la sua apparizione nella letteratura proto-fantascientifica, fin dai tempi di Wells, e che normalmente rappresentava il pericolo, l’invasore, ma anche, nello stesso tempo, la coscienza tormentata delle potenze imperialiste: e ancora torna l’oscura coincidenza tra “altro” e “sé”.

E proprio mentre la guerra fredda e il terrore del nemico sovietico alimentavano la caccia alla strega “rossa”, parallelamente succedeva qualcos’altro. Gli anni della guerra avevano fatto emergere (o riemergere) alcuni di questi “alieni”, in verità impegnati ormai da tempo immemorabile nella conquista di quei diritti “inalienabili” teoricamente protetti dalla Costituzione americana. Ma stavolta riemergevano con una marcia in più: perché la guerra li aveva resi indispensabili, senza di loro non ci sarebbe stata vittoria, e di questo essi erano ben consapevoli.

Le due categorie che nel corso della seconda guerra mondiale avevano fatto la differenza erano le donne e le minoranze razziali, soprattutto i neri: «la mobilitazione bellica fece sì che molte donne fossero reclutate nei luoghi di lavoro e sostenessero forse il maggior peso sociale del conflitto. Molte di loro parteciparono attivamente anche ai movimenti di resistenza»[3]. Per molte, tornare al lavoro domestico dopo il conflitto significò un declassamento, difficile da digerire. Così come difficile da digerire fu il ritorno alla normalità e alle vecchie ingiustizie per molti veterani neri tornati dal fronte con medaglie al valore o mutilazioni che ne testimoniavano la fedeltà alla patria.

Tale insoddisfazione fu la radice dei movimenti per i diritti civili, delle lotte contro il razzismo e del femminismo che, favoriti dalla congiuntura anche internazionale, dal movimento hippy e dalle contestazioni contro la guerra in Vietnam, cominciarono a svilupparsi e a diffondersi negli anni Sessanta.

Nel frattempo, sul fronte culturale, prendeva piede una nuova corrente: il postmodernismo. Quest’ultimo ci insegna che tutto è sempre stato soltanto “culturale”, nel senso di mediato attraverso rappresentazioni, che nozioni come “oggettività” o “verità”, pur continuando a esistere, sono tuttavia ormai concetti problematici. I nostri preconcetti sul “reale” dipendono da come questo “reale” viene descritto, in che modo viene tradotto, rappresentato e interpretato. Non c’è nulla di naturale nel “reale” e mai c’è stato, nemmeno prima dell’esistenza dei mass media, ai quali troppo spesso si attribuisce la sola responsabilità di distorcere la realtà[4]. Una concezione che, evidentemente, fa piazza pulita di tutti i vari realismi e/o naturalismi, mentre apre la strada a rappresentazioni non realistiche della realtà stessa, tra cui il fantastico e la fantascienza. Quest’ultima, in particolare, si trova in posizione privilegiata nella capacità di rappresentare la realtà: la fantascienza, infatti, come il genere “fratello” fantasy, descrive mondi immaginari, ma, contrariamente al fantasy, con una coerenza interna che ricorda molto da vicino la nostra esperienza quotidiana, con leggi scientifiche ben precise e spiegabili, per quanto non sempre spiegate né necessariamente riscontrabili nel mondo “reale” (o presunto tale).[5]

Ma torniamo un attimo al concetto di “natura”: il principio più conservatore dell’universo conosciuto veniva messo in discussione. Di conseguenza, venivano messe in discussione certezze talvolta secolari, facendo tremare pilastri della civiltà occidentale quali il patriarcato e l’imperialismo. A poco a poco, la presunta inferiorità “naturale” della donna o del nero si rivelava essere al contrario una proiezione culturale: ancora una volta, l’altro non era poi così “altro” se non per volontà di qualcuno che aveva deciso che dovesse essere così. E se una parte della guerra contro una cultura opprimente e ingiusta veniva combattuta nelle piazze, su un altro fronte a lottare erano gli artisti. Tra di loro, gli scrittori, e tra gli scrittori, quelli di fantascienza. L’identità, la soggettività «is represented as something in process, never as fixed and never as autonomous, outside history. It is always a gendered subjectivity, rooted also in class, race, ethnicity, and sexual orientation»[6].

Ed è a questo punto che utopia e ideologia, nel senso proposto da Mannheim[7], entrano in conflitto.


[1] «Until he entered history on February 9, 1950, by announcing (…) that he held in his hand a list of Communist agents in the State Department, McCarthy had been a fairly undistinguished, if slightly disreputable, midwestern politician. There was nothing particularly original in his accusations; other Republicans had been making them for several years (…). But what gave McCarthy’s recycled allegations force was their concreteness. He named names and gave numbers – though both the names and numbers were to change». Ellen Schrecker, The Age of McCarthyism – A Brief History with Documents. Boston & New York, Bedford Books of St. Martin’s Press, 1994, p. 63.Trad.: Fino al giorno in cui entrò nella storia, il 9 febbraio 1950, annunciando di avere fra le mani una lista di agenti comunisti che facevano parte del Dipartimento di Stato, McCarthy era stato un semplice politico del Midwest piuttosto mediocre, per quanto un po’ losco. Non c’era nulla di particolarmente originale nelle sue accuse: altri Repubblicani le ripetevano da anni. Ma ciò che diede forza alle sue era la loro concretezza. McCarhty faceva nomi e cognomi – benché i nomi e cognomi fossero in seguito destinati a cambiare.

[2] Ibid., pp. 9-10. Trad.: Gli storici hanno individuato le radici dell’anticomunismo americano in ciò che essi chiamano “la tradizione antisovversiva” della nazione: l’irrazionale convinzione che degli “esterni” (che possono essere dissidenti politici, stranieri, o membri di minoranze razziali e religiose) minaccino la nazione dall’interno. Proiettando le proprie paure e insicurezze su un “Altro” demonizzato, molti americani hanno trovato comodi capri espiatori tra le impotenti minoranze che vivevano in mezzo a loro. Nativi americani, neri, cattolici, immigrati… tutti, una volta o l’altra, hanno incarnato la minaccia della sovversione interna. Nel ventesimo secolo, l'”Altro” degli americani era diventato politicizzato e si identificava sempre più con il comunismo, con le connessioni tra Mosca e il partito che si adattavano agevolmente alla tradizionale paura per gli stranieri.

[3] AA.VV., La storia del XX Secolo in Cd-Rom. Milano, Rizzoli, 1999.

[4] Linda Hutcheon, “Postmodernist representation” in The Politics of Postmodernism. London & New York, Routledge, 1989, pp. 31- 61.

[5] «According to Delany, science fiction differs from fantasy in that fantasy deals with the impossible and from realistic fiction in that such fiction deals with what could have happened. Science fiction, instead, deals with what has not happened: that which is neither impossible nor verifiably possible. The only rule governing our response to science fiction, says Delany, is that its actions and images must be ‘in accord with what we know of the physically explainable universe.’». Gary K. Wolfe, op. cit., p. 18.

Trad.: Secondo Delany, la fantascienza si differenzia dal fantasy in quanto il fantasy si occupa dell’impossibile e dalla fiction realistica in quanto quest’ultima si occupa di ciò che sarebbe potuto accadere. La fantascienza, invece, si occupa di ciò che non è successo: ciò che non è né impossibile né possibile in modo verificabile. L’unica regola che governa la nostra reazione alla fantascienza, sostiene Delany, è che azioni e immagini devono essere “in accordo con quello che conosciamo dell’universo fisicamente spiegabile”.

[6] L. Hutcheon, op. cit., p. 39. Trad.: è rappresentata come qualcosa in fieri, mai come qualcosa di fisso e di autonomo, al di fuori dalla storia. È sempre una soggettività sessuata, e che trova le sue radici anche nella classe sociale, nella razza, nell’etnia e nell’orientamento sessuale.

[7] «Karl Mannheim’s opposition of “Ideology” and “Utopia” was the first significant linkage of these concepts. Mannheim defines ideology as the complex of ideas directing activity towards the maintenance of the status quo and utopia as the complex of ideas directing activity towards changing the status quo». Tom Moylan, op. cit., p. 162.

Trad.: L’opposizione proposta da Karl Mannheim tra “Ideologia” e “Utopia” fu il primo significativo collegamento di questi due concetti. Mannheim definisce l’ideologia come il complesso di idee che dirige l’attività in direzione del mantenimento dello status quo e l’utopia come il complesso di idee che dirige l’attività in direzione del cambiamento dello status quo.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger cliccano Mi Piace per questo: