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b) The Moon Is a Harsh Mistress: un’”anarchia razionale”

Pubblicato da Selene Verri su ottobre 7, 2007

Politiche ParalleleIl grado di problematizzazione più elementare, pur nella sua certo non trascurabile complessità, è dunque quello dell’utopia anarchica heinleiniana. Il testo, pubblicato nel 1966, descrive una colonia penale sulla Luna (un cronotopo che ancora oggi mantiene un certo appeal, tanto da continuare a essere utilizzato nelle opere di fantascienza[1]), dove gli abitanti, per buona parte non criminali, ma discendenti dei primi abitanti della colonia, decidono di portare avanti una rivoluzione per rendersi indipendenti dalla madre patria, la Terra. Il modello storico è quello della Rivoluzione americana, tanto che vengono utilizzati in continuazione riferimenti a quell’evento, a partire dalla data (la dichiarazione d’indipendenza viene datata, artificialmente, 4 luglio 2076).

Motore della rivoluzione è il Professor Bernardo de la Paz, familiarmente soprannominato dagli altri protagonisti “Prof”. A lui, e non al personaggio-narratore, Heinlein affida l’esposizione della sua teoria politica:

‘But – Professor, what are your political beliefs?’

‘I’m a rational anarchist.’

‘I don’t know that brand. Anarchist individualist, anarchist Communist, Christian anarchist, philosophical anarchist, syndicalist, libertarian – those I know. But what’s this? Randite?’
‘I can get along with a Randite. A rational anarchist believes that concepts such as “state” and “society” and “government”  have no existence save as physically exemplified in the acts of self-responsible individuals. He believes that it is impossible to shift blame, share blame, distribute blame… as blame, guilt, responsibility are matters taking place inside human beings singly and nowhere else. But being rational, he knows that not all individuals hold his evaluations, so he tries to live perfectly in an imperfect world… aware that his effort will be less than perfect yet undismayed by self-knowledge of self-failure.’[2]

Per prima cosa, quindi, è necessario distinguere tra l’anarchismo razionale di de la Paz e il classico anarchismo razionalista, sebbene i punti di contatto non manchino.

L’anarchismo razionalista viene teorizzato nella seconda metà del Settecento da William Godwin, futuro padre della Mary Shelley autrice di quel Frankenstein da molti considerato la pietra miliare della letteratura fantascientifica. Ma non è solo questo sottilissimo legame che unisce Heinlein a Godwin. L’opera principale di quest’ultimo, An enquiry concerning political justice and its influence on general virtue and happiness, pubblicata nel 1793 e concepita sull’onda della Rivoluzione francese, ruota tutta intorno a un unico assunto: “Man is a rational being”, l’uomo è un essere razionale. E da quest’assunto, le conseguenze sono le seguenti:

Convaincu de la souveraineté absolue et de la sagesse infinie de la raison, Godwin recherche un état social où aucune contrainte ni extérieure ni interne ne vient plus gêner le libre exercice de cette faculté. Conscient du danger mortel que court cette raison tant que subsistent des forces qui lui sont étrangères, il entreprend une œuvre de démolition totale. Il déclare la guerre non seulement aux puissances extérieures qui oppriment l’individu, mais aussi aux instincts humains qui troublent la sérénité de la raison et en perturbent le fonctionnement normal.[3]

Per quanto riguarda gli istinti umani, c’è poco da spiegare, se non notare che questo rigore, esattamente come la convinzione della libertà e della responsabilità individuale del singolo, proviene a Godwin dalla sua rigida educazione calvinista[4].

Dal punto di vista invece dei «poteri esterni che opprimono l’individuo», al primo posto Godwin colloca proprio lo Stato, in quanto esso si appoggia sulla forza, o emana da un diritto divino non meglio verificabile, o, infine, nasce da un contratto che, in quanto tale, è del tutto caduco e rinegoziabile in qualunque momento.[5]

Di tutto ciò, Heinlein mantiene due aspetti: la centralità dell’individuo, tema che nelle opere successive assumerà sfumature più stirneriane – quando non nietzschiane – che godwiniane; e la valenza oppressiva di Stato e diritto (quest’ultimo, spesso scaturito non dalla saggezza del legislatore, ma dalle passioni dei singoli esseri umani, risulta oppressivo laddove venga considerato in maniera assoluta e senza tener conto delle individualità autonome):

My point is that one person is responsible. Always. If H-bombs exist – and they do – some man controls them. In terms of moral there is no such thing as a ‘state’. Just men. Individuals. Each responsible for his own acts.[6]

Al contrario, il matrimonio (che Godwin considera oppressivo come qualunque altra forma di legame, poiché l’influenza di altri rischia di soffocare la voce propria dell’individuo e, soprattutto, perché le unioni basate su istinti e sentimenti rischiano di avere la meglio sui dettami della ragione) qui è ben visto, ma non necessariamente nella classica forma marito-moglie: su Luna esistono varie forme di matrimonio “di gruppo”, e comunque si tratta più di micro-unità economico-amministrative autoformatesi in una realtà dove non esiste uno Stato, che non di legami di tipo sentimentale, per quanto una forma di sentimento esista. Il matrimonio – in nessun caso indissolubile – non implica comunque l’esistenza del tradimento, in caso di rapporti “extraconiugali”, benché, umanamente, esista in qualche caso una forma di gelosia molto blanda e comunque considerata disdicevole.[7]

Tangenzialmente, e a livello di curiosità, si può notare un altro punto di contatto tra il personaggio di Prof e Godwin in quanto uomo: in entrambi i casi la teoria non coincide con la pratica, la coerenza non sembra essere un principio fondamentale per il teorico. Come Bernardo de la Paz si dice vegetariano, ma adora il prosciutto, o si proclama pacifista, ma non esita a provocare una guerra per poter raggiungere i suoi scopi politici, così Godwin, che lanciava strali contro il matrimonio, si sposò due volte, e, pur esaltando la libertà dell’individuo, non prese affatto bene la relazione tra sua figlia e il poeta Shelley, tanto da impedire alla coppia l’ingresso in casa sua, in nome di quella stessa rispettabilità che egli per primo aveva condannato.[8]

Se alcuni punti d’arrivo della teoria di Heinlein coincidono con quelli di Godwin, non si può dire lo stesso però del punto di partenza, ossia l’essere umano in quanto essere razionale. Al contrario, solo pochi eletti, ossia i più adatti, in base alla teoria dell’evoluzionismo spenceriano, possono sopravvivere – e hanno il diritto di farlo – in una società come quella immaginata dall’autore americano. Cioè, la razionalità non è innata, ma essa, come qualunque altra qualità umana, scaturisce proprio da uno schema sociale di tipo anarchico, fortemente basato sulla responsabilità individuale:

Heinlein’s hopeless hope is in a kind of pseudo-Darwinian survival of the fittest. Although in his view the ‘unfit’ will always eventually outnumber the ‘fit’ and redesign society for their convenience and comfort, frontier conditions can fleetingly nurture wholesome societies. Heinlein sees environmental danger and interpersonal violence as positive forces for weeding out misbehaviors ranging from gangsterism to bad manners. He assumes that, without meddlesome laws, violence will be used appropriately, falling primarily on those who deserve it. It is this unregulated but basically just violence, which, along with public opinion, can guarantee social order.[9]

Definire Heinlein – o chiunque propugni una teoria di “survival of the fittest” – “pseudo-darwiniano” è senza dubbio più corretto che definirlo semplicemente “darwiniano”. L’evoluzionismo sociale, in effetti, nasce e si sviluppa con Herbert Spencer, il quale si basa su un’ispirazione molto più lamarckiana che non darwiniana. Spencer quindi crede non tanto nella sopravvivenza di chi alla nascita possiede determinate caratteristiche, ma di chi è in grado, nel corso della propria esistenza, di adattarsi alle circostanze esterne: una prospettiva completamente diversa.[10] Non solo, ma a livello sociale, la teoria di Darwin è assolutamente opposta a quella di Spencer, e del tutto favorevole alla protezione dei più deboli:

(…) au dépérissement et à l’extinction des faibles, des malades et des indigents s’opposent des conduites individuelles ou communautaires, de protection, d’assistance, de secours et de réhabilitation indifférentes à l’idée d’une baisse de la qualité du patrimoine héréditaire, pourtant inévitablement liée à la reproduction des êtres «débiles ». La descendance de l’Homme dit expressement que ce renversement de l’efficacité sélective a été sélectionné par la sélection naturelle elle-même à travers l’avantage progressivement conquis par les instincts sociaux, auxquels s’associent tout aussi progressivement l’extension indéfinie du sentiment altruiste de la sympathie et des sentiments moraux en général, le développement des habitudes morales, l’influence de l’éducation et l’accroissement de la rationalité (…). Ainsi, (…) la sélection naturelle s’applique à elle même sa propre loi, avantageant les conduites assimilatives et altruistes contre les comportements dissimilatifs et les rivalités égoïstes. Mais l’avantage dont il s’agit à présent n’est plus biologique : il est devenu social.[11]

In Spencer, invece, sono i migliori a sopravvivere, e, soprattutto, gli egoisti: Spencer – e Heinlein con lui – crede in un egoismo razionale che spinga l’individuo a “conservarsi” al meglio delle sue possibilità, e di conseguenza a far ereditare le proprie qualità (acquisite, dunque, come in Lamarck, e non innate, come in Darwin) ai figli che ne nasceranno, laddove l’altruismo induce al disinteresse per se stessi, fino all’immolazione, e quindi o alla trasmissione di caratteri ereditari deboli, o addirittura alla morte prima ancora della riproduzione: quello di Spencer si vorrebbe insomma come una sorta di “egoismo altruista”.[12]

È pertanto in questo senso che Prof de la Paz può quasi autodefinirsi “Randita” o “Randiano”, insomma, seguace di Ayn Rand: la scrittrice-filosofa sovietica naturalizzata Usa che predicava un’etica basata sull’egoismo doveva aver affascinato non poco Heinlein. Tanto da diventare l’ispiratrice della teoria del personaggio motore del suo romanzo.[13]

E non è solo l’etica della Rand a ispirare Heinlein, ma anche la teoria economica, entrambe racchiuse, in The Moon Is a Harsh Mistress, in un originale acronimo: “tanstaafl”. Significa: “there ain’t no such thing as a free lunch”, traducibile in un “da che mondo è mondo, nessuno ha mai mangiato gratis”. In pratica: nessuno a questo mondo regala niente, tutto va conquistato e meritato. Ancora una volta, l’accento cade sulla responsabilità individuale. Impossibile, seguendo una filosofia del genere, immaginare un tipo di economia meno che liberista e fortemente capitalista.

The Moon Is a Harsh Mistress goes to considerable lengths to set forth attractively the charms of laissez-faire capitalism. Entrepreneurs sell schooling, life-insurance, judicial services, air – whatever is needed. None of the main characters live in poverty. No mention is made of the possibility (the high probability) of the rise of thug-enforced price-fixing, monopolies, exploitation of labor, or despoliation of the environment in a developing anarchistic society, though in the prison society that exists before the revolution Manny deals with monopolistic price-fixing by stealing water and power (…). If these classical abuses of capitalism were to become a problem after the Revolution, one can extrapolate that the Loonie solution would be similarly direct, if the society remained faithful to its originating anarchist principles.

(…) Heinlein, in a way which parallels some of the tenets of Ayn Rand, trusts absolutely that where a need is felt, an entrepreneur will appear to fill that need at a reasonable cost. He does not deal with the issue of poverty.[14]

Esattamente l’opposto di quanto sostenuto da Godwin, contrario al mantenimento della proprietà privata che – egli sostiene – causa disparità sociali e, di conseguenza, crea dei poveri impossibilitati a coltivare il proprio intelletto e dei ricchi corrotti e schiavi delle proprie passioni. Da questo punto di vista, sembra più corretto definire il pensiero di Heinlein “anarco-capitalista”, sebbene in anticipo di qualche anno sulla nascita effettiva di tale filosofia, una filosofia da far risalire forse, ancor prima che a Ayn Rand, alle teorizzazioni dell’americano Lysander Spooner (1808-1887).[15]

In realtà, se non a livello economico, Heinlein ha comunque ben presenti le difficoltà concrete di un tale schema politico. O, quanto meno, alla fine non sembra credere più nemmeno lui molto alla sua stessa utopia: crede nella responsabilità morale dell’individuo, e nel potere regolatore di una società senza leggi[16], ma non crede nella capacità di autogoverno delle masse; intendendo per “massa” anche un gruppo molto ristretto di persone:

(…) more than six people cannot agree on anything, three is better – and one is perfect for a job that one can do. This is why parliamentary bodies all through history, when they accomplished anything, owed it to a few strong men who dominated the rest.[17]

In conclusione, per dominare l’anarchia sono necessari “uomini forti” – un tema non occasionale, ma ricorrente all’interno del libro – che sappiano guidare le masse allo sbando, incapaci di autogovernarsi. Alla fine, ne risulta un’anarchia solo illusoria, paradossalmente autoritaria. Una contraddizione che la Le Guin saprà superare servendosi di strumenti diversi e partendo da presupposti differenti.


[1] Il titolo forse più recente è The Second Angel di Philip Kerr. New York, Pocket Books, 2000.[2] R. A. Heinlein, The Moon Is a Harsh Mistress. London, Hodder & Stoughton, p. 62.Trad. La Luna è una severa maestra di Antonangelo Pinna in Universo – Fanteria dello spazio – La Luna è una severa maestra. Milano, Mondadori, 1984, pp. 324-25.[3] Henri Arvon, L’anarchisme. Paris, Presses Universitaires de France, 1951, pp. 23-24.

Trad.: Convinto della sovranità assoluta e della saggezza infinita della ragione, Godwin cerca uno stato sociale nel quale nessuna costrizione venga più né dall’esterno né dall’interno a turbare il libero esercizio di questa facoltà. Consapevole del pericolo mortale che corre questa ragione fintanto che sussistono force ad essa estranee, egli intraprende un’opera di demolizione totale. Dichiara guerra non solo alle forze esterne che opprimono l’individuo, ma anche agli istinti umani che offuscano la serenità della ragione e ne perturbano il normale funzionamento.

[4] «Le libre arbitre accordé à chaque fidèle, c’est-à-dire l’autorisation de se construire une foi personnelle, à condition toutefois que celle-ci corresponde aux strictes exigences du sens moral, voilà sans doute le point de départ de l’évolution intellectuelle de Godwin», ibid., p. 20.

Trad.: Il libero arbitrio concesso a ciascun fedele, vale a dire l’autorizzazione di costruirsi una fede personale, a condizione però che essa corrisponda alle rigorose esigenze del senso morale: è questo con ogni probabilità il punto di partenza dell’evoluzione intellettuale di Godwin.

Sui rapporti fra anarchismo e cristianesimo, e in particolare a proposito dell’importante influsso del protestantesimo sullo sviluppo dell’anarchismo, ved. Marzio Zanantoni, Anarchismo, Milano, Editrice Bibliografica, 1996, pp. 20-25.

[5] Per l’elenco completo dei poteri che opprimono l’individuo secondo Godwin ved. H. Arvon, op. cit., pp. 24-25.

[6] R. A. Heinlein, op. cit., p. 62. Trad. p. 325.

[7] «A moment later I said, ‘Mum? This is your favorite husband.’

«She answered, ‘Manuel! Are you in trouble again?’

«I love Mum more than any other woman including my other wives, but she never stopped bringing me up – Bog willing, she never will. I tried to sound hurt. ‘Me? Why, you know me, Mum.’

«‘I do indeed. Since you are not in trouble, perhaps you can tell me why Professor de la Paz is so anxious to get in touch with you – he has called me three times – and why he wants to reach some woman with unlikely name of Wyoming Knott – and why he thinks you might be with her? Have you taken a bundling companion, Manuel, without telling me?

«‘We have freedom in our family, dear, but you know that I prefer to be told. So that I will not be taken unawares.’

«Mum was always jealous of all women but her co-wives, and never, never, never admitted it». R. Heinlein, op. cit., p. 37. Trad. pp. 302-03.

E più avanti, nella conversazione tra Manuel e un terrestre: «‘(…) You married?’

«‘No.’ He added with a smile, ‘Not at present.’

«‘Suppose you were and wife told you she was marrying again. What would you do?’

«‘Odd that you should pick that, something like it did happen. I saw my attorney and made sure she got no alimony.’

«‘ “Alimony” isn’t a word here; I learned it Earthside. Here you might – or a Loonie husband might – say, “I think we’ll need a bigger place, dear.” Or might simply congratulate her and his new co-husband. Or if it made him so unhappy he couldn’t stand it, might opt out and pack clothes. But whatever, would not make slightest fuss. If he did, opinion would be unanimous against him. His friends, men and women alike, would snub him. Poor sod would probably move to Novylen, change name and hope to live it down (…)’». Ibid., pp. 124-125.  Trad. p. 388.

[8] H. Arvon, op. cit., p. 22.

[9] Donna Glee Williams, “The Moons of Le Guin and Heinlein” in Science-Fiction Studies, Vol. 21 (1994), p. 171. Trad.: Heinlein spera disperatamente in una specie di pseudo-darwiniana sopravvivenza dei più adatti. Sebbene egli sia convito che gli “inadatti” alla fine saranno sempre numericamente superiori agli “adatti” e saranno loro a ridisegnare la società secondo i loro desideri e i loro comodi, delle condizioni estreme possono per un breve periodo di tempo favorire la crescita di società sane. Heinlein vede i pericoli esterni e la violenza interpersonale come forze positive utili a estirpare i comportamenti negativi, dal gangsterismo alla maleducazione. Egli presume che, in mancanza di leggi invasive, la violenza sarà usata in modo appropriato, finendo per colpire principalmente coloro che la meritano. È questa violenza senza regole ma fondamentalmente giusta, che, insieme all’opinione pubblica, può garantire l’ordine sociale.

[10] Ved. P. Tort, Spencer et l’évolutionnisme philosophique. Paris, Presses Universitaires de France, 1996, pp. 3-4.

[11] Ibid., p. 84. Trad: al deperimento e all’estinzione dei deboli, dei malati e degli indigenti si oppongono dei comportamenti individuali o collettivi di protezione, di assistenza, di aiuto e di riabilitazione indifferenti all’idea di un abbassamento della qualità del patrimonio ereditario, per quanto quest’ultimo sia inevitabilmente legato alla riproduzione degli esseri “deboli”. L’origine dell’uomo dice esplicitamente che questo ribaltamento dell’efficacia selettiva è stato selezionato esso stesso dalla selezione naturale attraverso i vantaggi conquistati progressivamente dagli istinti sociali, ai quali si associano altrettanto progressivamente l’estensione indefinita del sentimento altruista della simpatia e dei sentimenti morali in generale, lo sviluppo delle abitudini morali, l’influenza dell’educazione e l’accrescimento della razionalità (…) Così, (…) la selezione naturale applica a se stessa la propria legge, avvantaggiando i comportamenti assimilativi e altruisti contro i comportamenti dissimilativi e le rivalità egoistiche. Ma il vantaggio ora non è più biologico: è diventato sociale.

La medesima filosofia è riscontrabile in questo brano della Le Guin: «‘The law of evolution is that the strongest survives!’ ‘Yes, and the strongest, in the existence of any social species, are those who are most social.’». U. K. Le Guin, The Dispossessed. New York, HarperCollins, 1994, p. 220.

Trad. Quelli di Anarres – I reietti dell’altro pianeta di Riccardo Valla, Milano, Editrice Nord, 1994, p. 191.

[12] P. Tort, op. cit., pp. 107 ss.

[13] Tutte le informazioni su Ayn Rand, oltre a stralci dei suoi scritti, sono reperibili nel sito internet dell’Ayn Rand Institute: http://www.aynrand.org/.

[14] D. Glee Williams, op. cit., p. 168-171.

Trad.: La luna è una severa maestra si spinge molto in là per presentare in modo seducente le attrattive del capitalismo basato sul laissez faire. Ci sono imprenditori che vendono istruzione, assicurazioni sulla vita, servizi giudiziari, aria… qualunque cosa sia necessaria. Nessuno dei protagonisti vive in miseria. Non si fa cenno alla possibilità (l’alta probabilità) della crescita di prezzi fissati forzatamente dal crimine, dei monopoli, dello sfruttamento del lavoro, o della devastazione dell’ambiente in una società anarchica in via di sviluppo, benché nella società carceraria esistente prima della rivoluzione Manny sia impegnato a combattere i prezzi fissati per monopolio rubando acqua ed energia. (…) Se questi classici abusi del capitalismo dovessero diventare un problema dopo la Rivoluzione, se ne può dedurre che la soluzione dei Lunari sarebbe analogamente diretta, se la società rimanesse fedele ai suoi principi anarchici originari.

(…) Heinlein, seguendo alcuni dei principi di Ayn Rand, è assolutamente convinto che là dove si avverte una necessità, comparirà un imprenditore a soddisfare quella necessità a un costo ragionevole. Ma non si pone il problema della povertà.

[15] Ved. M. Zanantoni, op. cit., pp. 69-70.

[16] «As for ‘incorrigibles’, if really are, Luna eliminates such faster than Terra ever did». R. A. Heinlein, op. cit., p. 174. Trad. p. 433.

[17] Ibid., p. 155. Trad.: più di sei persone non sono in grado di mettersi d’accordo su nulla, tre è meglio… e uno solo è perfetto per un lavoro che può essere fatto da una persona. Ecco perché le assemblee parlamentari, nel corso della storia, quando hanno concluso qualcosa, lo hanno dovuto a pochi uomini forti che sono stati capaci di dominare tutti gli altri.

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