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Kouchner: Serbia nell’Ue solo una volta che sarà risolta la questione del Kosovo

Posted by Selene Verri su luglio 12, 2007

EuroNews

La Serbia non può sperare di entrare nell’Unione europea se non sarà risolta la questione del Kosovo. A dirlo da Belgrado è Bernard Kouchner, ministro degli esteri francese ed ex governatore Onu della provincia serba a maggioranza albanese.
 
Stati Uniti ed Europa stanno lavorando a una nuova bozza di risoluzione che prevede altri quattro mesi di negoziati fra i kosovari delle due etnie.
 
Kouchner ha fatto capire che in mancanza di un compromesso, l’unica via d’uscita potrà essere solo l’indipendenza della provincia: “Se riusciamo a parlare, a riprendere il dialogo, naturalmente anche con i russi, allora possiamo discutere di un rinvio, possiamo fare qualunque cosa. Ma se nessuno vuole parlare, se da un lato si dice indipendenza e dall’altro, no, niente indipendenza, allora alla fine sarà necessario prendere una decisione, e questo avverrà sicuramente nella direzione del piano Ahtisaari”.
 
Il mediatore dell’Onu, Martti Ahtisaari, raccomanda per il Kosovo un’indipendenza sotto sorveglianza internazionale. Mosca, alleata di Belgrado, ha minacciato il veto a una risoluzione di questo genere, e si è già detta contraria anche al nuovo testo.
 
Le affermazioni di Kouchner fanno eco a recenti dichiarazioni del presidente della Commissione europea Barroso.
 

5 Risposte to “Kouchner: Serbia nell’Ue solo una volta che sarà risolta la questione del Kosovo”

  1. falecius said

    C’è il rischio di stabilire un precedente pericoloso, cosa che la stessa Russia ha fatto presente: “se voi date l’indipendenza al Kosovo, noi riconosciamo quella di Abkhazia, Ossezia del Sud, Nagorno-Karabakh e Transnistria, e facciamo esplodere il Caucaso”.
    Citerò inoltre il Palacky: “e che farete della vostra nazione, ché è troppo piccola per reggersi da sola?” (si rivolgeva ai giovani nazionalisti cechi nel 1848).

  2. Mah, intanto il Montenegro l’indipendenza l’ha avuta, e finirà che entra nell’Ue prima della Serbia… (tanto l’euro ce l’hanno già).
    Per quanto mi riguarda, il Caucaso è già un gran caucasino, non è che i russi contribuiscano un granché a tenerlo in ordine, nevvero?
    E comunque la Serbia vuole entrare in Europa, quindi sta all’Europa dettare le condizioni, non alla Russia. Niente accordo sul Kosovo (indipendenza o meno che sia: e Kouchner si rivolgeva anche ad Agim Cheku che ha fatto pure lui un’altra volta il bambinone viziato), Europa ciccia. Niente di più semplice.

  3. falecius said

    Il Montenegro era un repubblica della Federazione jugoslava e godeva del diritto di secessione (come la Croazia, la Slovenia, la Bosnia e la Macedonia) in basa alla Costituzione federale del 1974.
    Il Kosovo era una provincia autonoma della Repubblica serba, una situazione giuridica un po’ diversa. nell’ex URSS si è enunciato lo stesso principio: indipendenti le entità federali, le repubbliche autonome no. metterlo in discussione sarebbe esplosivo per tutte le repubbliche, in particolare Georgia, ma per la Russia sarebbe un boomerang perché verrebbe legittimata la secessione cecena, e, in prospettiva, anche quella del Tatarstan.
    Riguardo al caucasino, è la presenza nell’area dell’esercito russo con funzioni di peacekeeping ed interposizione ad impedire la rottura delle diverse tregue in georgia ed azerbaican, e quindi che la polveriera esploda.
    il che non sminuisce la gravità di quello che stanno facendo i russi in cecenia.

  4. “La polveriera” che “esplode” è una di quelle espressioni giornalistiche che non vogliono dire niente.
    La Transnistria non dovrebbe essere una questione politica, ma di polizia internazionale: ci passa di tutto, tutti i peggiori traffici del mondo si fanno lì. Che sia indipendente de facto, di diritto o che non lo sia del tutto, è come dire che lo è la Sicilia perché c’è la mafia, cioè uno stato (criminale) nello stato.
    Sugli altri, ho la netta impressione che ci sia una forte componente dittatoriale: quando una parte della popolazione di un paese comincia a chiedere l’indipendenza (a meno che non sia una netta minoranza violenta come nel Paese Basco, dove alla maggioranza degli abitanti va benissimo restare parte della Spagna o della Francia), vuol dire che c’è un deficit democratico nel paese. Esempio: la Turchia. I curdi non si sarebbero mai sognati di starsene per conto loro (a che pro, con un’economia al di sotto della sussistenza?) se non subissero discriminazioni pesanti, che partono dal divieto a esprimere liberamente la loro cultura ma che poi si espandono fino a creare situazioni estremamente gravi, di sottosviluppo in generale, di tortura quando non di omicidio nei casi singoli. Mentre i nostri altoatesini in generale non si fanno nessun problema a restarsene in Italia, dove sono trattati con i guanti e sono fra i popoli più prosperi dell’Ue.
    Non vedo che pericolo ci sarebbe nell’indipendenza di Kosovo, Abkhazia e Ossezia del Sud (che poi in realtà non vuole essere indipendente ma riunirsi alla Russia, quindi prima o poi i russi comunque ci proveranno a riprendersela). Vedo invece il pericolo di reazioni violente se si continuerà a imporre delle nazionalità artificiali.
    E a questo proposito: ritengo che lo Stato-nazione sia ampiamente superato, ma che ci siano rigurgiti molto forti per tenerlo in vita e magari reimporlo. Da questo punto di vista, preferisco un paese che resti unito con più nazionalità al suo interno. Se appoggio l’indipendenza di una regione rispetto a un paese è per le ragioni citate sopra. Ma sono convinta sempre di più che, soprattutto all’interno dell’Unione europea, gli Stati dovrebbero restare solo delle unità amministrative – e per questa ragione mantengono in effetti una loro utilità, anche se c’è molto lavoro da fare per armonizzarne le leggi – e niente più.

  5. falecius said

    Sono abbastanza d’accordo con te. L’indipendentismo abkhazo e osseto (anche gli abkhazi volevano unirsi alla Russia) nasce in reazione all’ultranazionalismo georgiano di Zviad Gamsakhurdia e sicuramente questi paesi hanno un deficit democratico, anche se non credo si possa dire lo stesso (almeno, non allo stesso livello) della Serbia attuale. Quanto alla Transnistria, lì l’indipendentismo è effettivamente gestito da una specie di mafia…

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