Disponibile anche in inglese, francese, spagnolo, portoghese, tedesco e, se sapete cercarla (io non l’ho trovata), russo (sotto euronewsru) e arabo (euronewsar).
Pubblicato da Selene Verri su Giugno 20, 2009
Disponibile anche in inglese, francese, spagnolo, portoghese, tedesco e, se sapete cercarla (io non l’ho trovata), russo (sotto euronewsru) e arabo (euronewsar).
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Pubblicato da Selene Verri su Novembre 11, 2008
(Available also in other languages on YouTube)
(Postato anche sul Leggio)
Questo è uno Europeans che abbiamo realizzato con il mio amico Alberto De Filippis alla Fiera del Libro di Francoforte. Le due scrittrici turche le ho intervistate io, la tedesca lui. Il testo è di un’altra collega, Fausta Chiesa. Le scrittrici sono doppiate da Anna Bressanin e me medesima.
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Pubblicato da Selene Verri su Marzo 8, 2008
Un épisode monstre du podcast pour le 8 mars.
Sur les femmes dans la science fiction on a déjà dit tout et le contraire de tout. Et pourtant, les Lyonnes ont trouvé encore quelque chose à dire. Même beaucoup. Au point qu’un seul pod ne suffit pas. Alors on a fait un tripod, une créature tentaculaire qui va hanter vos journées, vos nuits et vos iPods.
La première partie est déjà en ligne. On y cause d’édition et de francophonie avec Sylvie Lainé, Elisabeth Vonarburg et un troisième invité (ou invitée) très très spécial que vous allez découvrir tout au début.
Pour la suite… ben il faudra attendre. D’ailleurs, pourquoi parler des femmes dans la SF seulement le 8 mars ?
Photo : la table ronde sur les femmes aux Utopiales. De gauche à droite : J.-C. Dunyach, E. Vonarburg, A. Lorusso, L. Marley.
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Pubblicato da Selene Verri su Febbraio 23, 2008
Quand sera brisé l’infini servage de la femme, quand elle vivra pour elle et par elle, l’homme, – jusqu’ici abominable, – lui ayant donné son renvoy, elle sera poète, elle aussi ! La femme trouvera de l’inconnu ! Ses mondes d’idées différeront-ils des nôtres ? [1]
Rimbaud, rifacendosi a certa letteratura di moda nell’Ottocento, prevede – da bravo veggente, verrebbe da dire – quello che si verificherà massicciamente nel secolo successivo: la donna immaginerà “mondi d’idee” diversi da quelli maschili. E non è difficile capire perché: il mondo maschile era quello in cui ella già viveva, ed era un mondo insoddisfacente e frustrante nel migliore dei casi, come in The Female Man; una tortura senza fine nel peggiore, come in Woman on the Edge of Time di Marge Piercy (1976).
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Pubblicato da Selene Verri su Febbraio 16, 2008
C’è chi nega per l’utopia quello che si è detto – in parte – della fantascienza: ossia che si tratti di un genere “maschile”[1]. E senz’altro sarebbe sbagliato non tener conto delle numerose utopie che raffigurano donne liberate, scritte molto prima del femminismo storico: un nome per tutti, quello di Charlotte Perkins Gilman con il suo Herland (1914).Rimane il fatto, però, che l’impatto effettivo sul sociale di queste utopie non sembra avere avuto un peso tale da influire in modo determinante sull’immaginario: la donna, per lungo tempo, è sempre vista in funzione dell’uomo, fin dalla primissima delle utopie propriamente dette, quella di Tommaso Moro, come peraltro sottolinea la stessa Palusci:
Un cospicuo numero di scrittori, fin dal cinquecentesco Utopia, avevano visitato mondi più o meno ideali da contrapporre agli statuti storico-economici e religiosi del periodo a loro contemporaneo. Ma nei loro progetti utopici la donna non godeva dei benefici del paese di cuccagna perché non agiva in quanto sognatrice, bensì come puro oggetto del sogno, tanto è vero che il personaggio femminile rimaneva pur sempre “prigioniera in utopia”.[2]
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Pubblicato da Selene Verri su Febbraio 9, 2008
Del femminismo nella fantascienza si è ormai detto tutto e il contrario di tutto: di certo c’è che, fino a un determinato momento storico, le scrittrici nel genere erano poche e spesso si celavano dietro pseudonimi maschili (James Tiptree, Jr. per Alice Sheldon) o neutri (Andre Norton per Alice Mary Norton), o dietro le proprie iniziali (C.L. Moore per Christine Lucille Moore): l’editoria fantascientifica, infatti, faticava ad accogliere autrici nelle sue fila[1]. La fantascienza per lungo tempo è stato genere “maschile” anche nei contenuti: gli eroi erano tutti maschi e le eroine, se ve n’erano, erano donne bellissime e indifese che dipendevano dalla protezione dell’uomo (basti pensare alle avventure marziane immaginate da Edgar Rice Burroughs). Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da Selene Verri su Febbraio 2, 2008
Ma la politica non è solo potere. E, soprattutto, non la fanno solo i potenti. Donne, minoranze razziali, religiose ed etniche, omosessuali, handicappati… Tutto ciò costituisce l’”altro”, agli occhi di chi da millenni detiene il potere – non solo politico – in Occidente: il maschio bianco eterosessuale e sano. E, negli ultimi due millenni, cristiano. Tutte le categorie sopra nominate rappresentano una costante minaccia per costui, che le considera inferiori, ma al tempo stesso le sfrutta, e di conseguenza non può che temere costantemente la rivolta dal basso, e la perdita di quello stesso indiscutibile potere.Non solo, ma gli Stati Uniti, fin dalle origini, sono il palcoscenico di un balletto perverso tra alterità e identità, tale che spesso self e other finiscono con il coincidere: americani erano gli Indiani e le altre popolazioni precolombiane, americani sono i neri, e perfino i Talebani in fondo sono una creazione degli Stati Uniti. La paura dell’altro viene a coincidere con la paura del sé, del lato oscuro dell’io: un girotondo che si ripete, più o meno già a partire dagli anni ‘30 (quindi ben prima dell’ascesa del senatore McCarthy, il quale poi non fece altro che cavalcare l’onda)[1], quando l’onnipotente capitalismo anglosassone e protestante si vede improvvisamente minacciato in casa sua da un pericolo proveniente da una parte del mondo che sfugge al suo controllo: il comunismo.
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Pubblicato da Selene Verri su Gennaio 27, 2008
Non è possibile fare una panoramica sulle varie forme di stato nella fantascienza senza almeno accennare agli imperi: l’impero è una forma presente in moltissime opere, e quindi ignorarla del tutto apparirebbe come una lacuna.
Tuttavia, uno studio sistematico dei vari imperi presenti nella science fiction non è possibile, in quanto, tendenzialmente quantomeno, l’impero non è mai il “protagonista” della narrazione: è piuttosto una sorta di sfondo, nel quale inserire poi la storia.
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Pubblicato da Selene Verri su Gennaio 20, 2008
C’è un solo modo per utilizzare – e diffondere – conoscenze su larga scala mantenendole segrete: ammantarle di un’aura di sacralità: quello che fanno, nelle comunità primitive, gli stregoni, o i guaritori. Nella prima fase espansiva della Fondazione, dunque, non abbiamo scienziati (tranne che su Terminus) ma sacerdoti, iniziati solo alle tecniche di funzionamento delle tecnologie nucleari, e non ai segreti più pericolosi, quelli che stanno alla radice del funzionamento stesso.
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Pubblicato da Selene Verri su Gennaio 13, 2008
One may obtain power in SF by means of science – as in the phantasmated dreams and nightmares of nuclear warfare, the conquest of planets by robots, or genetic manipulation – and one may acquire science by means of power – technological and military systems, galactic expansion determining scientific expansion, and so forth. SF seems to be the sphere where power is capable of expanding to utmost degrees; it is also the field where it can collapse dramatically under its own contradictions.[1]
Anche Isaac Asimov, con la sua trilogia della Fondazione, era stato in qualche modo profetico: il primo dei tre romanzi del ciclo era stato pubblicato sulla rivista di Campbell ben prima della catastrofe nucleare giapponese del ‘45, ma già immaginava un futuro in cui il potere fosse prerogativa di chi era in possesso della tecnologia più avanzata, e in particolare di una tecnologia di tipo nucleare.
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